Arriva una prima valutazione di Banco Bpm all’offerta pubblica di scambio annunciata da Mps. Il cda della banca guidata da Giuseppe Castagna, al termine di una riunione durata meno di due ore, ha «preso atto» dell’ops di Siena rilevando che la stessa non è stata «previamente concordata» né «sollecitata» e che «rappresenta un’operazione strutturalmente diversa da quella proposta» a inizio giugno dal Banco.
La valutazione
L’offerta di Siena, spiega una nota, non si configura come «una fusione tra le due banche» ma «come un’acquisizione» che «non presenta un premio per gli azionisti» dell’istituto milanese.
La valutazione del cda, piuttosto secca e fredda, è stata unanime, con il sostegno dei rappresentanti del Credit Agricole, che già avevano espresso forti perplessità sulle nozze tra Mps e Bpm, a cui avrebbero preferito un’integrazione tra Bpm e il Credit Agricole Italia. «Eravamo tutti d’accordo», ha confermato Domenico Siniscalco, in cda in quota a Parigi. A questo punto il Banco «effettuerà le valutazioni di propria competenza» sull’ops «e renderà note le proprie determinazioni al riguardo nei termini e con le modalità previsti dalla normativa applicabile».
In salita
Se queste sono le premesse, per l’ad di Mps Luigi Lovaglio – che aveva cercato di incardinare la sua offerta sul «percorso delineato» dal Banco – aumenta la pendenza di una strada già accidentata. Ci sarà infatti da convincere l’Agricole, primo socio del Banco col 29,3%, finora poco entusiasta di un matrimonio tra Siena e Milano anche se i francesi, che in Italia si sono mossi con grande accortezza, seppure infastiditi dalle ipotesi circolate negli ultimi giorni, saranno certamente attenti ad evitare strappi con il governo, che sul riassetto del sistema bancario ha acceso un faro.
Ora si attende la prima valutazione di Generali, il cui cda dovrebbe riunirsi giovedì, sull’offerta di scambio per Banca Generali, l’altra mossa indipendente da quella sul Banco con cui Lovaglio sta cercando di resistere a Intesa. La posizione del Leone sarà decisiva, disponendo di una quota nel capitale di Banca Generali, il 50,2%, sufficiente a decretare il successo o il fallimento dell’operazione. Moody’s – che non si attende impatti immediati sui rating di Mps, Banco Bpm e Banca Generali – rileva che sussistono «notevoli incertezze» sul completamento delle due operazioni, a partire dall’approvazione dell’assemblea dei soci del Monte, e che le stesse sono soggette a «significativi rischi di esecuzione», in quanto Mps si troverà impegnata in «processi di integrazione multipli», avendo anche in corso la fusione con Mediobanca. Intanto dopo Iss anche il proxy advisor Glass Lewis si è espresso a favore dell’aumento di Intesa al voto nell’assemblea del 10 settembre.
