Un vertice riservato per definire un’exit strategy sul caso riguardante Sigfrido Ranucci: è questo il tema al centro della riunione tenutasi tra l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, il direttore degli Affari legali Francesco Spadafora e il responsabile delle Risorse umane Felice Ventura. L’orientamento della dirigenza resta fermo sulla sostituzione della guida di Report, decisione maturata in seguito alle polemiche sull’affaire Lavitola e alle risultanze del Comitato Etico.
Per evitare contenziosi giudiziari legati all’ipotesi di un demansionamento, Viale Mazzini valuta la riassegnazione ad altre testate giornalistiche come il Tg3 o Rainews24 – dove il cronista ha mosso i primi passi dopo l’assunzione avvenuta nel 1997 -, mentre appare del tutto marginale l’ipotesi della guida della Scuola di giornalismo Rai di Perugia presieduta da Flavio Mucciante. Qualora non si giunga a un accordo consensuale, l’azienda procederà formulando tre proposte di incarico equivalente come stabilito dal contratto integrativo Usigrai, affidando la guida del programma d’inchiesta a una figura interna.
La replica sarcastica del giornalista, la difesa legale e l’attacco del M5S al governo Meloni
Le indiscrezioni sul vertice sono state rilanciate sui social dallo stesso conduttore, il quale, prima di salire sul palco a Cerveteri per lo spettacolo “Diario di un trapezista”, ha rivendicato con orgoglio i risultati conseguiti in carriera a tutela della tv pubblica pur avendo affrontato 240 procedimenti giudiziari. Con battute sferzanti verso la dirigenza, il giornalista ha ironizzato sulle opzioni alternative a Report e sulla possibilità di insegnare ai giovani colleghi a Perugia.
Parallelamente è intervenuto il suo legale Roberto De Vita, definendo la vicenda un accanimento inquisitorio e sollecitando l’azienda a tutelare il proprio dipendente per difendere la missione democratica dell’informazione. La questione ha valicato i confini aziendali assumendo i connotati di un acceso scontro politico: il Movimento Cinque Stelle ha denunciato la presunta ingerenza del governo Meloni, sollecitando la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen ad attivare le procedure d’infrazione previste dai Trattati contro la presunta subordinazione politica del servizio pubblico.
