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I nati negli anni ‘40? Sono più giovani dei giovani e sanno essere felici

L’osservazione è dell’attrice, scrittrice e operatrice culturale (attivissima in Puglia) Eliana Miglio, 60 anni, appena vista su Raiuno in Morbo K: «Il futuro è della mia generazione, altro che giovani: i vecchi sono adorati. Basta guardare la costernazione di tutti quando ci hanno lasciati a 91 anni Ornella Vanoni e Gino Paoli per capirlo». Ma…
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L’osservazione è dell’attrice, scrittrice e operatrice culturale (attivissima in Puglia) Eliana Miglio, 60 anni, appena vista su Raiuno in Morbo K: «Il futuro è della mia generazione, altro che giovani: i vecchi sono adorati. Basta guardare la costernazione di tutti quando ci hanno lasciati a 91 anni Ornella Vanoni e Gino Paoli per capirlo».

Ma mentre Gino s’era ritirato nella sua casa di Nervi tra le galline e i conigli, godendosi l’insalata che coltivava nel suo orto, Ornella è andata in tv da Fabio Fazio fino all’ultimo, adorata da tutti, come se fosse una ragazza, acciaccata, certo, l’età non è solo un numero, ma una ragazza.

Morandi: c’era un ragazzo e c’è ancora

È un ragazzo (ed è «quasi certo», basta guardarlo) Gianni Morandi. «Ho compiuto 81 anni, cerco di mantenermi in forma per il palco, per i concerti: faccio palestra, mangio bene. Poi recentemente mi ha chiamato Jovanotti», dice accanto al suo ufficio stampa, vera amica, Dalia Gaberscik, figlia di Ombretta Colli e di Giorgio Gaber. «Jovanotti mi ha detto: “Ho fatto una nuova canzone per te e l’ho intitolata «Monghidoro»”. Già, da dove tutto è partito». Era un bambino e da allora non si è mai fermato.

E a Monghidoro Gianni, che conosco dal 1982, quando da ragazzo collaboravo con la sua «Nazionale Cantanti» come primo ufficio stampa, è nato appunto 81 anni fa, figlio di un ciabattino che, come padre, era un gigante: «Nella bottega di mio padre, al mattino, prima di cominciare a lavorare, lui mi costringeva a leggere ad alta voce alcune pagine del Capitale di Marx e l’Unità: era quella la misura giusta stabilita dal suo senso del dovere politico. Ma la domenica cantavo (in casa tutti cantavamo) alle Feste dell’Unità».

Gianni ricorda che prendeva «mille lire per ciascuna esibizione e da allora non ho mai smesso di cantare».

Non ci sono più gli ottantenni di una volta

E a 81 anni, un’età in cui un tempo si stava tranquilli a casa tra nipoti (ne ha cinque), Morandi, nato nel 1944, non ha ancora smesso di cantare: dopo l’uscita del singolo di Jovanotti, che ne fa 60 a settembre, è partito con un tour di 11 date. E i primi due concerti sono già sold out, tutto venduto, finiti i biglietti, compreso l’Unipol Forum di Assago che ha 15.800 posti, mica bruscolini.

Non ci sono più gli ottantenni di una volta.

Basti pensare che il 19 maggio compie 80 anni Michele Placido, nato nel 1946, ed è, a parte lo spessore artistico (perfino a Hollywood è un nome conosciuto), ancora considerato un sex symbol.

Non solo: l’anno scorso è stato ricevuto da un altro «vecchio giovane» italiano, il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, 84 anni, ed è una fortuna per noi che sia nato in Italia.

Anche Michele Placido continua a lavorare

Mattarella ha voluto Placido con lui in occasione delle celebrazioni per il 90esimo anniversario del Premio Nobel per la Letteratura a Luigi Pirandello, in quanto regista del film «Eterno visionario», sulla vita del grande intellettuale. E sempre la presenza di Placido è stata la grande attrazione al recente Bif&est, il festival di Bari diretto da Oscar Iarussi.

Ma Placido continua a lavorare, come per Raiuno, sia come regista sia come sceneggiatore, con la storia di Rosario Livatino, giovane magistrato di Agrigento che il 21 settembre 1990 è stato ucciso in un brutale attentato mafioso. A Bari ha detto: «Vengo da un paesino, da Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, e nemmeno pensavo di poter fare l’attore, figuriamoci il regista. Mi sento come se avessi vinto due Oscar».

Lino Banfi, il gigante che fa paura ai critici

Come ho già scritto su queste pagine, ha vinto poco nella sua carriera, vittima dello snobismo piccolo-borghese dei critici e delle giurie, Lino Banfi.

A luglio compirà 90 anni, è nato nel 1936, è venuto alla luce il 9 luglio, ma anagraficamente è nato l’11, questa è la data ufficiale ed è quella che lui festeggia.

Sarà proprio l’11 luglio che la Rai manderà in onda, in prima serata su Raiuno, il docufilm sulla sua vita, interpretato da lui, scritto insieme a Marco Spagnoli e diretto da quest’ultimo.

Scrivevo sempre che Banfi è da oltre 25 anni ambasciatore UNICEF, membro dell’UNESCO e cavaliere di Gran Croce e ha ricevuto numerosi premi alla carriera, tra cui il Telegatto (2003), il Premio Vittorio De Sica (2010), il Premio Bif&est Arte del cinema (2026) e svariate cittadinanze onorarie, ma non ha mai vinto un David di Donatello o un Nastro d’Argento. Il pubblico, però, è con lui. Speravo che potesse avere almeno la nomination come migliore attore non protagonista per il film «Oi Vita Mia» di Pio e Amedeo, che è stato il miglior incasso italiano dopo Zalone, con quasi 9 milioni ed è il film più visto su Netflix.

Ma niente, ancora una volta Banfi non è stato nominato (la cerimonia di premiazione sarà il 6 maggio su Raiuno condotta da Bianca Balti e Flavio Insinna). Ma forse mi sbaglio e presto sarà nominato. Incrocio le dita.

«90, non mi fai paura»

Lino Banfi tra poco uscirà con un libro di memorie, «90, non mi fai paura», un memoir che arriverà in libreria il 28 aprile, a pochi mesi dal traguardo dei novant’anni che l’attore pugliese compirà il 9 luglio.
«Non ho paura, però mi è comparsa davanti la signora morte. Non so se chiamarla al maschile o al femminile, dato che oggi su questo tema c’è un po’ di confusione. So solo che l’ho cacciata via!».

Il suo editore, HarperCollins Italia, scrive di Banfi: «Un pilastro della cultura pop italiana e uno degli attori più amati del Paese».

Barbara Bouchet, pure lei al Bif&est di Bari

Perfino quelle che ieri erano considerate i sex symbol del cinema italiano, superati i «salad days», i «giorni d’oro», così li definiva William Shakespeare – il periodo di spensierata innocenza, idealismo e piacere tipico della giovinezza – rimangono di grande attualità.

Barbara Bouchet, a 82 anni, nata nel 1943, esce con un film: sessant’anni di carriera cinematografica alle spalle, è stata premiata al Bif&est per la migliore interpretazione femminile nel film «Finale: Allegro», ora nelle sale.

In questo articolo, come ho voluto sottolineare, ho già nominato più volte il Bif&est di Bari e ne sono felice, perché è una realtà importante, giunta alla sua 17esima edizione. Tornando a Bouchet mi dice: «Quando ho letto questo copione di Emanuela Piovano, ho capito: anche le persone della terza età hanno bisogno di essere raccontate, non solo i giovani».

Barbara, che non ha mai cercato di essere simpatica a tutti i costi, è una donna trasparente, pulita e dice la verità.

Corinne Cléry: A 76 mi sposo e lui è gay

E che dire di Corinne Cléry? Lei, a 76 anni, nata nel 1950, ha chiuso con il lavoro di attrice («Sono stata male, basta», mi dice), ma si sposa e fa effetto, calcolato che da anni mi diceva: «Con l’amore ho chiuso, basta».

Ci ha ripensato? «Sì, mi sposo, ma ho chiuso con l’amore, con il sesso, non con i sentimenti: lui è un imprenditore, mio amico da quattro anni, persona adorabile cui voglio tanto bene, ma non siamo innamorati. Lui, oltretutto, è omosessuale».

C’è da rimanere basiti. «Sì, è omosessuale, non è un segreto, lui non ne fa mistero. E mi piace anche perché è sincero».

«Perché lo sposo? È semplice: ripeto, sono stata male l’anno scorso durante la tournée teatrale, sono svenuta davanti a tutti, un momento terribile. Ho avuto paura e per questo ho deciso di sospendere. Ma poi ho ragionato: se mi dovesse succedere qualcosa, chi potrebbe proteggermi? Chi avrebbe l’autorità di entrare in ospedale, prendere decisioni per il mio bene?».

Così mi ha spiegato: «Mi è venuta un’idea: io sono sola, sono stata male, mi sono ripresa bene, ma se mi succedesse qualcosa? Ripeto: se lo sposo, lui avrà tutti i requisiti per tutelarmi, per proteggermi, anche se non sarà un marito convenzionale. Ma io non sono mai stata convenzionale».

Non essere convenzionali, come Placido, che continua a lavorare, come Banfi, che manda via la morte, come Miglio, che si apre alla cultura, come Bouchet, che accetta un film sulla terza età, come Morandi, che parte in quarta per i palasport di tutta Italia e fa il sold out.

L’età è solo un numero? No, ma la vita va assaporata sempre. Perché chiudere con la vita prima che la vita chiuda con noi?

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