Alle ore 16 italiane di ieri, il blocco dello Stretto di Hormuz ordinato dal presidente statunitense Donald Trump è diventato operativo. Le forze del Central Command (Centcom) hanno dato inizio a un’o pe razione navale che vede l’impiego di oltre quindici unità, tra cui cacciatorpediniere lanciamissili e navi d’assalto in grado di lanciare elicotteri per operazioni di abbordaggio. La misura mira a sigillare il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani nel Golfo Arabico e nel Golfo dell’Oman. Nonostante Washington dichiari di non voler ostacolare le navi dirette verso destinazioni non iraniane, l’agenzia britannica Ukmto avverte che il transito incontrerà una massiccia presenza militare, trasformando l’area in una zona di operazioni a elevatissimo rischio.
L’Iran ha risposto definendo il blocco un atto di pirateria e avvertendo che la sicurezza dei porti della regione sarà garantita «per tutti o per nessuno». Il quartier generale di Khatam alAnbiya ha chiarito che se le infrastrutture iraniane verranno minacciate, nessun porto del Golfo Persico o del Mar d’Oman rimarrà al sicuro, evocando una ritorsione su scala regionale. Teheran ha inoltre ribadito che le «navi affiliate al nemico» non avranno diritto di passaggio. Questo clima di scontro frontale ha già paralizzato i flussi commerciali: il Lloyd’s List riporta che diverse imbarcazioni hanno effettuato inversioni di rotta, mentre il timore di rappresaglie degli Houthi a Bab el-Mandeb fa temere un’im – pennata dei prezzi del petrolio a livello globale.
Sul piano diplomatico, la tensione tra gli alleati occidentali è evidente. Mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha garantito pieno sostegno a Trump, il primo ministro britannico Keir Starmer ha preso le distanze, rifiutando di farsi trascinare nel conflitto e puntando, insieme al francese Emmanuel Macron, su una «missione multinazionale pacifica» per ripristinare la libertà di navigazione. Anche l’Unione Europea, per bocca di Kaja Kallas e Ursula von der Leyen, ha ribadito l’illegalità di restrizioni al passaggio inoffensivo, citando il diritto internazionale e le preoccupazioni per l’impatto economico.
Tuttavia, la fermezza di Washington non sembra vacillare. Su Truth Social, Trump ha avvertito che qualsiasi avvicinamento di imbarcazioni veloci iraniane al blocco sarà neutralizzato con metodi «rapidi e brutali». Con i negoziati in Pakistan falliti, il Wall Street Journal suggerisce che l’am – ministrazione stia valutando anche attacchi militari limitati per forzare Teherana cedere. In questo scenario, il segretario generale dell’Agenzia marittima dell’O nu, Arsenio Dominguez, ha ricordato che nessun Paese ha il diritto legale di proibire la navigazione negli stretti internazionali, ma la grammatica del diritto appare oggi soccombere sotto il peso di una mobilitazione militare senza precedenti.










