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Hormuz esplode, Trump bombarda l’Iran: nel Golfo sale la tensione, salta la difficile intesa

Dopo due giorni di calma apparente, Teheran ne annuncia la chiusura «fino a nuovo ordine». La risposta degli americani

Hormuz esplode, Trump bombarda l’Iran: nel Golfo sale la tensione, salta la difficile intesa

Lo Stretto di Hormuz «è chiuso fino a nuovo ordine». No, è aperto. La battaglia fra Iran e Stati Uniti sull’importante crocevia riesplode fra minacce e attacchi incrociati che fanno tremare l’intero Golfo. «Hormuz è aperto. Li abbiamo colpiti duramente», ha assicurato Donald Trump senza esitazione al termine di un’altra nottata di raid contro l’Iran.

Teheran «non controlla lo Stretto»: le forze americane sono schierate e pronte a «garantire la libertà di navigazione, nonostante le ingiustificate aggressioni, le minacce e le dichiarazioni arbitrarie dell’Iran», gli ha fatto eco il Centcom prima di procedere a nuovi attacchi vicino a Hormuz per colpire sistemi missilistici e di difesa aerea, ma anche piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica in diverse aree nello Stretto. Negli ultimi due giorni una calma apparente nello Stretto e i colloqui a Muscat fra l’Iran e l’Oman in presenza del Qatar avevano lasciato sperare.

Braccio di ferro

Poi la situazione è di nuovo precipitata: nella notte fra sabato e domenica, infatti, l’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto dopo aver lanciato un drone contro una nave battente bandiera cipriota perché, secondo la versione di Teheran, non ha rispettato gli avvertimenti lanciati per cambiare rotta. La risposta americana non si è fatta attendere. Le forze a stelle e strisce hanno lanciato il terzo round di attacchi della settimana contro l’Iran colpendo 140 obiettivi militari vicino allo Stretto, e portando a 310 il totale della settimana.

Teheran «ha fatto la scelta sbagliata. Ora paga», ha tuonato il capo del Pentagono Pete Hegseth. Il regime ha risposto con raid mirati alla basi americane in Medio Oriente: tre missili iraniani sono caduti in Giordania mentre il Qatar ha annunciato che tre persone, fra cui un bambino, sono rimasti feriti da schegge durante le intercettazioni di missili della Repubblica Islamica. Nel mirino dell’Iran è finito anche l’Oman che ha convocato l’ambasciatore in protesta contro i raid, accusando pubblicamente Teheran di aver preso di mira il suo territorio. Una dura condanna è arrivata anche dall’Arabia Saudita, che ha denunciato «il persistente comportamento destabilizzante dell’Iran che mette a rischio la stabilità della regione».

L’attacco

Il braccio di ferro su Hormuz sta facendo infuriare Trump. «Avevamo un accordo con l’Iran» sabato sera prima dell’attacco: «un’intesa perfetta per noi. Niente nucleare, niente di questo, niente di quello, niente di niente. L’Iran stava cedendo su tutto, poi sono usciti dalla stanza e, nel giro di un’ora, hanno lanciato un drone contro una nave. Sono malati, c’è qualcosa che non va in loro», ha detto il commander-in-chief evidentemente frustrato. Il presidente appare sempre più in difficoltà alle prese con un Iran che ha alzato i toni mostrando senza ombra di dubbio di volere il controllo di Hormuz. «Questo passaggio strategico è più importante di decine di bombe atomiche e la Repubblica Islamica dell’Iran lo proteggerà», ha chiarito il consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mohsen Rezaei. L’apertura dello Stretto è per Trump uno degli tasselli fondamentali del memorandum of understanding, voluto – come ha spiegato il presidente – per evitare una «depressione» economica globale.