Home » BAT » Scontro tra treni in Puglia, dopo le celebrazioni si torna in Cassazione per l’ultimo atto

Scontro tra treni in Puglia, dopo le celebrazioni si torna in Cassazione per l’ultimo atto

Due processi terminati con due condanne e quattordici assoluzioni. L’accusa punta ancora su procedure, controlli e organizzazione della rete

Scontro tra treni in Puglia, dopo le celebrazioni si torna in Cassazione per l’ultimo atto

Dopo due gradi di giudizio restano due sole condanne e quattordici assoluzioni. La Procura di Trani insiste sulla tesi di responsabilità più ampie legate alla sicurezza della linea e alle scelte organizzative.

Al centro del dibattimento resta lo scontro frontale tra due convogli della Ferrotramviaria avvenuto su un tratto a binario unico gestito con il sistema del blocco telefonico. Un incidente che ha segnato profondamente il territorio e che, a distanza di anni, non ha ancora trovato una lettura condivisa tra accusa, difese e familiari delle vittime.

Il processo, dopo la fase di primo grado e il giudizio davanti alla Corte d’Appello di Bari, ha portato alla conferma di due condanne e di quattordici assoluzioni. Sono stati ritenuti responsabili il capostazione di Andria Vito Piccarreta e il capotreno Nicola Lorizzo, con pene successivamente ridotte in appello rispettivamente a sei anni e tre mesi e sei anni e nove mesi di reclusione per cooperazione nel disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose. Confermata anche l’assoluzione della società Ferrotramviaria.

Secondo la ricostruzione accusatoria accolta nei primi gradi di giudizio, Vito Piccarreta, capostazione di Andria, avrebbe dato il via libera alla partenza del convoglio diretto verso Corato senza la necessaria autorizzazione dell’omologo di Corato. Nicola Lorizzo, capotreno del convoglio partito da Andria, sarebbe, invece, stato ritenuto responsabile per non aver verificato correttamente l’incrocio con l’altro treno in arrivo sulla stessa tratta a binario unico. Il nodo centrale del processo è stato dunque il rapporto tra errore umano e sistema di sicurezza: i giudici hanno riconosciuto come causa determinante la condotta dei due ferrovieri, mentre altre responsabilità ipotizzate dall’accusa non sono state ritenute provate nei confronti degli altri imputati. Per la Procura, invece, la tragedia non può essere ricondotta esclusivamente all’errore umano dei due operatori ferroviari.

La tesi dell’accusa punta infatti l’attenzione anche sugli aspetti legati alla sicurezza dell’infrastruttura, ai sistemi di controllo e alle condizioni organizzative che caratterizzavano quella tratta prima dell’incidente. La Procura di Trani ha impugnato le assoluzioni, portando il caso davanti alla Suprema Corte.

Il prossimo passaggio sarà quello autunnale della Cassazione, chiamata a stabilire se confermare definitivamente il quadro delineato nei precedenti gradi di giudizio oppure se riaprire il confronto sulle eventuali ulteriori responsabilità.