Non è tempo di esitare. Occorre un cambio di passo in Europa!» Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti prova a dare una scossa al vecchio Continente. I venti di guerra, lo shock energetico, le tensioni commerciali: l’incertezza di questa fase e le sfide «complesse» che ci attendono impongono un «cambio di rotta». E la direzione, indica, è rimettere al centro la politica. E ripensare anche le regole, ormai non più attuali.
La riflessione di Giorgetti, in occasione della chiusura dell’anno di studi della Scuola di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, si concentra sull’Europa. La storia economica insegna che in genere alle crisi seguono «periodi di rilancio», ma se l’instabilità è persistente – avverte – può anche sfociare in «fallimenti» e generare «problemi cronici». E i fattori critici appaiono come «vere e proprie zavorre» che rischiano di «soffocare la competitività delle nostre imprese e di mettere in pericolo il benessere delle nostre comunità». Parte da questa constatazione la necessità di voltare pagina. «Occorre prima di tutto che la politica torni a svolgere un ruolo centrale, quello che le spetta», sottolinea: non possono più essere «le regole dei mercati e dell’economia» a orientare le scelte della politica, ma il contrario. E la politica non può più «abdicare al suo ruolo fondamentale di salvaguardia dei diritti collettivi e dell’equità sociale». Si tratta dunque di affrontare i problemi senza ideologie – dice il titolare del Tesoro – e mostrando «capacità di adattamento» e «flessibilità» nelle risposte alle crisi.
Proprio la flessibilità appena concessa da Bruxelles per rispondere alla crisi energetica, come chiesto dall’Italia, è una mossa «da accogliere con favore», osserva Giorgetti che rivendica con orgoglio anche il ruolo dell’esecutivo.
Le sfide
Le sfide che attendono l’Europa sono, «troppo complesse per essere affrontate con vecchi schemi ideologici».- È fiducioso Giorgetti: il risultato dipenderà dalla capacità di passare da un’Europa che «gestisce l’emergenza» a un’Europa in grado di «governare il cambiamento»: la rotta cioè «per trasformare le crisi in opportunità.
E di rischio deindustrializzazione parla Confidustria arrivata a Bruxelles per una serie di incontri istituzionali e con un piano di ben dieci punti per riformare l’Ets, il sistema di quote di scambio di emissioni di gas serra. Limitare il prezzo delle quote di CO2 agendo sulla riserva di stabilità del mercato, stop alla riduzione delle quote gratuite e revisione dei benchmark fissandoli sulla media (50%) degli impianti europei. Sono alcune delle proposte avanzate in vista della revisione attesa a metà luglio da parte della Commissione europea. L’industria italiana «è favorevole alla decarbonizzazione ma senza una revisione profonda» dell’Ets «portiamo l’industria europea e quella italiana verso una deindustrializzazione» ha detto il vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina a Bruxelles.
