Non si può «riscrivere la storia dal nulla», non c’è «spazio» per modificarla, quando un caso giudiziario, seppur tormentato, si è chiuso con una sentenza definitiva con «elementi» granitici.
La famiglia Poggi, attraverso il lavoro di legali e consulenti, resta convinta che il responsabile dell’omicidio di Chiara sia Alberto Stasi, condannato dalla Cassazione nel 2015 a 16 anni. E che Andrea Sempio, amico di sempre del fratello Marco, sia «una persona che veramente sembra non aver alcuna attinenza con il delitto», malgrado la Procura di Pavia, che ha chiuso la nuova inchiesta dopo poco più di un anno, lo ritenga il colpevole.
I Poggi, spiega il legale dei genitori di Chiara, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, «umanamente, hanno perso una figlia e quello è il dramma che vivono e vivranno per la loro vita. Sanno che è colpevole Stasi e che, in qualche modo, si vuole cercare di togliergli questo ruolo. Direi che la situazione è unica, forse, nel panorama giudiziario italiano». «Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti. Adesso accade con delle registrazioni di un anno fa dei soliloqui dell’indagato mentre sentiva delle trasmissioni o dei podcast e sinceramente tutto mi pare fuorché un dato confessorio», spiega l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi. E ancora: «Sono troppi gli elementi che erano già stati raccolti e che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi perché qualcuno possa immaginare di riscrivere la storia dal nulla».
Secondo i social del Tg1, nelle carte dell’inchiesta i carabinieri definiscono Marco Poggi «ostile» e alle prese con una «costante difesa d’ufficio» di Sempio. «Capisco che fate il vostro lavoro – le parole del ragazzo nell’interrogatorio del 20 maggio 2025 – però in questa situazione mi state influenzando». Ora il quadro è particolarmente complesso. La Procura pavese, anche prima di chiedere il rinvio a giudizio per Sempio, dovrà probabilmente aspettare che si concluda tutto l’iter della revisione del processo Stasi, perché non potrà portare davanti ad un gup un presunto colpevole di un omicidio in contemporanea con un giudicato definitivo.










