Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007, ha ottenuto l’affidamento ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha motivato il provvedimento riconoscendo al 42enne un eccezionale equilibrio e una forte resilienza nel fronteggiare una “inusitata esposizione mediatica”, riacutizzatasi negli ultimi mesi dopo l’apertura di una nuova indagine a Pavia che vede indagato Andrea Sempio.
Secondo l’équipe che lo segue, la prospettiva che possa emergere la sua estraneità ai fatti permette a Stasi di vivere con meno fatica la pressione dei media. I giudici sottolineano come l’uomo abbia mantenuto un costante adattamento alla detenzione e un “profilo basso”, evitando interviste e attuando strategie per sfuggire ai giornalisti, nonostante i ripetuti appostamenti abbiano limitato i suoi spostamenti. Nel provvedimento viene evidenziata la lucida gestione emotiva di Stasi, dal quale “non emergono vissuti rancorosi né repertori narrativi screditanti” verso chi lo ha condannato. Dopo aver percorso ogni via legale per dimostrare l’innocenza, Stasi affronta ora i possibili sviluppi futuri fuori dal carcere.
