Il bilancio, come già detto, passa l’esame della Corte dei Conti, ma la gestione della Regione finisce nuovamente sotto accusa. La parifica del rendiconto 2025 certifica la tenuta dei conti pubblici, ma allo stesso tempo mette nero su bianco una serie di criticità che raccontano una macchina amministrativa ancora troppo lenta nel trasformare i programmi in risultati concreti.
Spigolando nel documento, il rilievo più pesante riguarda la capacità di spendere le risorse stanziate. Nel 2025 la Regione è riuscita a impegnare soltanto il 75,5% delle somme previste in bilancio, in netto calo rispetto all’80,9% dell’anno precedente. Contemporaneamente aumentano del 45% le economie di spesa, cioè i fondi rimasti inutilizzati.
Per la Corte dei Conti il significato è evidente: vengono programmati interventi che poi non trovano attuazione oppure la struttura amministrativa non riesce a rispettare quanto pianificato. Un campanello d’allarme che riguarda l’efficienza della pubblica amministrazione più che la solidità dei conti. Non meno severi sono i rilievi sulla gestione della Fiera del Levante.
I magistrati contabili richiamano la Regione al rispetto del contratto di locazione, ricordando che le spese di manutenzione straordinaria dovrebbero essere sostenute dall’Ente Fiera oppure detratte dai canoni di affitto pagati dalla Regione. Nonostante una transazione sottoscritta già nel 2018 avesse chiarito gli obblighi reciproci, ciò non sarebbe ancora avvenuto.
Solo dopo la sollecitazione della Procura contabile sono state avviate interlocuzioni per chiudere la vicenda. Resta inoltre senza una soluzione il caso del Padiglione 81, sede della Fondazione Apulia Film Commission. Il comodato gratuito è scaduto alla fine del 2023 e non è stato rinnovato, ma a oggi manca ancora un nuovo titolo giuridico che regoli i rapporti tra Regione e Fiera del Levante. Una situazione che, secondo la Corte, non consente neppure di definire con certezza il valore degli investimenti pubblici effettuati sull’immobile.
I rilievi toccano anche il Consiglio regionale. Nei rendiconti dei gruppi consiliari sono state riscontrate irregolarità che hanno comportato nuovi obblighi di restituzione delle somme percepite. Al tempo stesso viene registrato come dato positivo il rientro nelle casse del Consiglio di un avanzo di oltre 534 mila euro alla conclusione della legislatura. Un’altra criticità riguarda la capacità di trasformare gli stanziamenti in opere.
L’Accordo per la Coesione mette a disposizione della Puglia oltre 6 miliardi di euro tra Fondo Sviluppo e Coesione e Programma Operativo Complementare. Tuttavia, a fronte di impegni superiori ai 3 miliardi di euro, i pagamenti effettivamente effettuati si fermano a circa 185 milioni, appena il 6%. La Regione attribuisce il rallentamento all’aumento dei costi, alle lungaggini autorizzative e alla necessità di riprogrammare alcuni interventi. Per la Corte, però, resta un divario che impone un deciso cambio di passo. Sul fronte delle società partecipate il quadro è a due velocità.
Chiudono in utile Puglia Sviluppo, InnovaPuglia, Acquedotto Pugliese e Puglia Valore Immobiliare. Rimangono invece in perdita Aeroporti di Puglia, pur con un miglioramento rispetto al 2023, e soprattutto Terme di Santa Cesarea, il cui risultato peggiora ulteriormente. Proprio la società termale continua a rappresentare uno dei dossier irrisolti della Regione: dopo tre aste andate deserte, la vendita della quota pubblica è ancora bloccata. Il giudizio della Corte dei Conti è quindi chiaro: i conti resistono al vaglio della magistratura contabile, ma la vera sfida resta rendere più efficace l’azione amministrativa. Perché il problema non è soltanto reperire le risorse, ma trasformarle in investimenti, opere e servizi nei tempi promessi ai cittadini.
