Un enorme boato, seguito da un denso fumo nero ha investito ieri il villaggio di Kaung Tat nel nord-est del Myanmar, causando una strage. Sono morte una cinquantina di persone, tra cui diversi bambini: alcune fonti dicono che sono 46, altre 59.
L’esplosione, stando alle prime indagini, sarebbe stata accidentale, avvenuta all’interno di un edificio dove era custodito del materiale esplosivo usato per l’attività mineraria. Soccorritori e autorità hanno parlato di una settantina di persone rimaste ferite nella deflagrazione che ha investito l’intero villaggio, danneggiando gravemente anche un centinaio di abitazioni. Non si esclude che ci siano persone sotto le macerie dell’edificio.
I residenti hanno descritto alla Bbc scene di devastazione, dolore e caos. In molti hanno pensato che l’esplosione fosse stata causata da un attacco aereo. «Per pura fortuna, il mio telefono mi ha salvato la vita», ha scritto una donna sopravvissuta in un post sui social. «Ero seduta in camera mia a mangiare spaghetti e a guardare il telefono. Se avessi mangiato in cucina, probabilmente oggi non sarei qui a parlare» ha raccontato la donna, che ha riportato una lieve ferita a una gamba, sebbene la sua casa sia rimasta distrutta. «La gente piangeva, chiamava i propri genitori – ha aggiunto -. Sembrava che il mondo fosse finito».
L’area dove si è verificata la strage, non distante dal confine cinese, è sotto il controllo dell’Esercito di Liberazione Nazionale Tàang (Tlna), un gruppo armato etnico che si è scontrato sporadicamente col governo centrale di Yangon, per una maggiore autonomia amministrativa e politica. Il gruppo ha firmato un cessate il fuoco con l’esercito birmano dopo i colloqui mediati dalla Cina nell’ottobre dello scorso anno, ma le relazioni fra le parti in causa restano ancora tese. In una nota diffusa sul loro canale Telegram i ribelli hanno spiegato che la gelignite – ampiamente usata nelle operazioni di brillamento delle rocce, ma che può diventare altamente instabile se conservata in modo inadeguato -, era stata immagazzinata dal gruppo nel palazzo saltato in aria, proprio per essere utilizzata in siti minerari e di estrazione. Il Myanmar sta vivendo una profonda instabilità politica da quando l’esercito ha preso il potere, spodestando il governo eletto di Aung San Suu Kyi il 1 febbraio del 2021.
Dopo che le manifestazioni pacifiche sono state represse con la forza, molti oppositori del regime militare hanno imbracciato le armi finendo coinvolti in violenti conflitti.
