Tensione alle stelle nella casa circondariale “Luigi Bodenza” di Enna, dove circa un centinaio di detenuti ha dato vita a una violenta rivolta, prendendo il controllo delle sezioni del vecchio padiglione. I detenuti hanno messo a ferro e fuoco l’istituto, distruggendo le telecamere di sorveglianza e danneggiando le postazioni di servizio dei poliziotti.
La scintilla è scoppiata a causa dei disagi provocati da un fulmine che, nei giorni scorsi, aveva fatto saltare le centraline elettriche e telefoniche, interrompendo il riscaldamento dell’acqua e le chiamate ai familiari. Nonostante i tecnici avessero ripristinato i servizi in mattinata, i detenuti si sono rifiutati di rientrare nelle celle, scatenando la protesta.
I sindacati di polizia penitenziaria parlano di una “rivolta annunciata”, puntando il dito contro le condizioni strutturali del reparto vecchio, per il quale i fondi di ristrutturazione sono già stanziati. I sindacati criticano la scelta dell’Amministrazione di eseguire i lavori senza sfollare i detenuti in altri istituti, ma ammassandoli in altre sezioni della stessa struttura.
«La propaganda del governo si infrange contro la realtà di 65 mila detenuti stoccati in polveriere», attacca Mimmo Nicotra (Consipp). Francesco Scaduto (Consipe) evidenzia i turni di 12 ore del personale, mentre Donato Capece e Giuseppe Cicero (Sappe) denunciano “l’immobilismo dei burocrati” di fronte a un sovraffollamento oltre i limiti, il cui prezzo viene pagato dagli agenti in prima linea.
