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Decreto giustizia, maggioranza divisa sulle intercettazioni: sull’ammissibilità decide La Russa

Il pressing di Fratelli d’Italia per estendere l’uso dei trojan ai reati “spia” per mafia incontra il rifiuto di Forza Italia

Decreto giustizia, maggioranza divisa sulle intercettazioni: sull’ammissibilità decide La Russa
(Foto ANSA – Fabio Frustaci)

Resta in sospeso – ma solo per alcune ore – la partita sulle intercettazioni, per poter estenderle ai reati “spia” per mafia in più indagini. Al Senato l’epilogo è rinviato a oggi e alle determinazioni del presidente La Russa, cui spetta valutare l’ammissibilità degli emendamenti proposti al decreto Giustizia e Immigrazione. Compreso quello sulle cosiddette «intercettazioni a strascico» che Fratelli d’Italia ha riproposto in Aula.

Una mossa annunciata, da parte dei meloniani. Così come non è cambiato il «no» ferreo di Forza Italia sulla stessa proposta, decisa a votare contro. Ma a sminare lo scontro interno dovrebbe essere l’intervento della presidenza del Senato, dato come quasi certo e risolutorio. Se infatti la modifica di FdI fosse dichiarata difforme nei contenuti al resto del decreto, il braccio di ferro potrebbe sciogliersi da sè.

Un’ipotesi che fa comunque dire a Pierantonio Zanettin di FI che «sarebbe una decisione saggia e prudente» ricordando di aver sospettato che alcuni emendamenti non fossero in linea con il decreto. Un esito che potrebbe chiudere giorni di tensione tra i due alleati e nella coalizione tutta. Battaglie che si incrociano con la legge elettorale che agita il Senato dopo lo scivolone alla Camera sulle preferenze. Sulla giustizia di certo la tensione non è mancata al Senato. Percepibile soprattutto in attesa degli emendamenti e per capire se FdI avrebbe insistito nella sua battaglia o no.

In ogni caso poco dopo la conferma da FdI con la sua proposta, il ministro della giustizia, Nordio è stato avvistato a Palazzo Chigi, dove sarebbe rimasto un paio d’ore per incontrare il sottosegretario alla presidenza Mantovano. A monte dell’emendamento della discordia, c’è l’appello del procuratore antimafia Melillo per migliorare la legge attuale sulle intercettazioni, che il governo a maggio si è subito impegnato ad accogliere. Da qui l’ipotesi di riproporre il pressing sulle intercettazioni a strascico in un altro provvedimento della maggioranza a breve. A impensierire la maggioranza è il rebus delle preferenze da inserire o meno nella legge elettorale. Il lavoro in commissione Affari costituzionali procede spedito. Ieri si sono concluse le 26 audizioni chieste dai gruppi e oggi potrebbe essere indicato il termine per presentare emendamenti. Una data clou perché rivelerebbe il passo che si vuole dare alla legge con o senza preferenze che tanto dividono i partiti.

A glissare è tuttavia il segretario azzurro Antonio Tajani negando che «al momento» ci sia un emendamento ad hoc e aggiungendo: «Quando sarà presentato lo esamineremo senza pregiudizi né coercizioni. Ma ribadisco: è una tempesta in un bicchiere d’acqua». Con i suoi farà il punto nel pomeriggio nella riunione convocata con i senatori. Intanto circola voce che un gruppetto di senatori di FdI stia cercando di raccogliere firme per chiedere alla presidenza di calendarizzare la legge intorno all’8 o 9 settembre. Un’iniziativa che se si concretizzasse punterebbe a dare un segnale per un’accelerazione sul tema.