Resta in sospeso – ma solo per alcune ore – la partita sulle intercettazioni, per poter estenderle ai reati “spia” per mafia in più indagini. Al Senato l’epilogo è rinviato a oggi e alle determinazioni del presidente La Russa, cui spetta valutare l’ammissibilità degli emendamenti proposti al decreto Giustizia e Immigrazione. Compreso quello sulle cosiddette «intercettazioni a strascico» che Fratelli d’Italia ha riproposto in Aula.
Una mossa annunciata, da parte dei meloniani. Così come non è cambiato il «no» ferreo di Forza Italia sulla stessa proposta, decisa a votare contro. Ma a sminare lo scontro interno dovrebbe essere l’intervento della presidenza del Senato, dato come quasi certo e risolutorio. Se infatti la modifica di FdI fosse dichiarata difforme nei contenuti al resto del decreto, il braccio di ferro potrebbe sciogliersi da sè.
Un’ipotesi che fa comunque dire a Pierantonio Zanettin di FI che «sarebbe una decisione saggia e prudente» ricordando di aver sospettato che alcuni emendamenti non fossero in linea con il decreto. Un esito che potrebbe chiudere giorni di tensione tra i due alleati e nella coalizione tutta. Battaglie che si incrociano con la legge elettorale che agita il Senato dopo lo scivolone alla Camera sulle preferenze. Sulla giustizia di certo la tensione non è mancata al Senato. Percepibile soprattutto in attesa degli emendamenti e per capire se FdI avrebbe insistito nella sua battaglia o no.
In ogni caso poco dopo la conferma da FdI con la sua proposta, il ministro della giustizia, Nordio è stato avvistato a Palazzo Chigi, dove sarebbe rimasto un paio d’ore per incontrare il sottosegretario alla presidenza Mantovano. A monte dell’emendamento della discordia, c’è l’appello del procuratore antimafia Melillo per migliorare la legge attuale sulle intercettazioni, che il governo a maggio si è subito impegnato ad accogliere. Da qui l’ipotesi di riproporre il pressing sulle intercettazioni a strascico in un altro provvedimento della maggioranza a breve. A impensierire la maggioranza è il rebus delle preferenze da inserire o meno nella legge elettorale. Il lavoro in commissione Affari costituzionali procede spedito. Ieri si sono concluse le 26 audizioni chieste dai gruppi e oggi potrebbe essere indicato il termine per presentare emendamenti. Una data clou perché rivelerebbe il passo che si vuole dare alla legge con o senza preferenze che tanto dividono i partiti.
A glissare è tuttavia il segretario azzurro Antonio Tajani negando che «al momento» ci sia un emendamento ad hoc e aggiungendo: «Quando sarà presentato lo esamineremo senza pregiudizi né coercizioni. Ma ribadisco: è una tempesta in un bicchiere d’acqua». Con i suoi farà il punto nel pomeriggio nella riunione convocata con i senatori. Intanto circola voce che un gruppetto di senatori di FdI stia cercando di raccogliere firme per chiedere alla presidenza di calendarizzare la legge intorno all’8 o 9 settembre. Un’iniziativa che se si concretizzasse punterebbe a dare un segnale per un’accelerazione sul tema.
