Rischia di rallentare di nuovo il disegno di legge sulla violenza sessuale, dopo lo sprint di un mese fa quando Giulia Bongiorno, da relatrice della legge, cambiò il testo cancellando il consenso a un rapporto sessuale. Ora è la «volontà contraria» delle donne a definire il reato. Ma al Senato, l’ultima frenata potrebbe venire dalle ulteriori audizioni messe sul tavolo della commissione Giustizia e probabili nelle prossime settimane. Nessuno le ha chieste ufficialmente, ma tutti i gruppi sono disponibili a farle per motivi opposti.
Lo scontro politico
Il centrosinistra è fieramente contrario alla nuova norma: il testo riscritto dalla senatrice leghista e condiviso da Forza Italia e Fdi «va bocciato senza se e senza ma», scandisce Valeria Valente (Pd). Le opposizioni evidenziano che il centrodestra non ha più fretta e vuole «prender tempo» per uscire dall’impasse in cui sarebbe finita la maggioranza, dato che il nuovo testo non convincerebbe più nemmeno alcuni membri della coalizione.
Proteste e mobilitazioni
Sono contrarissimi i movimenti femministi e i centri antiviolenza che sabato scenderanno in piazza a Roma: per loro «senza consenso è stupro» e togliere quella parola non è un mero tecnicismo. Ieri il collettivo «Non una di meno» ha protestato davanti allo studio milanese di Bongiorno lasciando del letame. L’azione ha suscitato immediata solidarietà bipartisan alla senatrice, dai presidenti Fontana e La Russa fino agli esponenti di Pd e M5s.
I tempi dell’esame al Senato
Resta alto lo scontro su una proposta che alla Camera era nata bipartisan, basata sull’accordo Schlein-Meloni per introdurre il principio del «consenso libero e attuale». Il centrodestra nega che le nuove audizioni allungheranno i tempi, anche perché l’esame in aula è già stato spostato dall’8 febbraio all’8 aprile. Per il senatore Rastrelli (FdI) «un ulteriore approfondimento è necessario» per rendere operative le novità e distinguere meglio le fattispecie di minore gravità.









