L’applicazione del quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale entra in una fase operativa cruciale a partire dal 2 agosto, data che segna l’avvio formale delle attività di vigilanza e controllo previste dall’AI Act: la Commissione Ue, attraverso il supporto dell’AI Office ed in stretta collaborazione con le singole autorità nazionali competenti, farà scattare gli obblighi di trasparenza previsti per i chatbot ed i sistemi di IA, i quali dovranno informare in modo chiaro gli utenti dell’interazione in corso, imponendo contestualmente l’etichettatura obbligatoria per i deepfake e per tutti i contenuti generati o modificati mediante algoritmi.
L’impianto regolatorio definisce una governance multilivello guidata dall’Ufficio per l’IA della Commissione europea, ente a cui spetta la supervisione diretta sui modelli per finalità generali (Gpai), inclusi quelli classificati a rischio sistemico: mentre le autorità nazionali applicheranno le disposizioni relative a tutti gli altri sistemi e il Garante europeo della protezione dei dati vigilerà sulle tecnologie in uso presso le istituzioni dell’Unione, l’Ufficio per l’IA disporrà di poteri investigativi e sanzionatori. Tra questi rientrano la facoltà di richiedere informazioni ai fornitori, condurre valutazioni ed ispezioni anche tramite esperti indipendenti, esigere misure correttive ed eventualmente limitare la distribuzione di specifici modelli sul mercato.
Particolarmente severo risulta il regime sanzionatorio introdotto per contrastare le violazioni intenzionali o colpose della normativa: per le pratiche espressamente vietate, tra cui rientra l’uso del riconoscimento facciale, la Commissione potrà irrogare multe fino a 35milioni di euro o pari al 7% del fatturato annuo mondiale dell’impresa responsabile. Per le restanti inosservanze delle disposizioni legislative sono invece previste sanzioni pecuniarie che potranno raggiungere i 15milioni di euro o il 3% del fatturato globale.
