Per il terzo anno consecutivo i finanziamenti climatici destinati ai Paesi in via di sviluppo hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari. A certificarlo è l’Ocse, secondo cui nel 2024 i Paesi sviluppati hanno mobilitato 136,7 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 132,8 miliardi del 2023 e ai 115,9 miliardi del 2022, primo anno in cui l’obiettivo era stato finalmente raggiunto.
Il traguardo dei 100 miliardi annui era stato fissato nel 2009 nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, con l’impegno di sostenerlo entro il 2020. Obiettivo poi prorogato fino al 2025. Dal 2015 l’Ocse monitora l’andamento dei finanziamenti destinati ai Paesi più vulnerabili per sostenere sia la riduzione delle emissioni sia l’adattamento agli effetti della crisi climatica.
Secondo il rapporto, la quota principale continua a essere destinata alla mitigazione, che assorbe quasi due terzi delle risorse complessive. Crescono anche i finanziamenti privati mobilitati attraverso investimenti diretti, garanzie e prestiti sindacati, arrivati a 30,5 miliardi di dollari nel 2024. Si tratta dell’incremento più forte dal 2016: +7,6 miliardi rispetto all’anno precedente, una crescita trainata soprattutto dalle banche multilaterali di sviluppo.
Più lenta invece la crescita dei fondi per l’adattamento climatico, cioè quelli destinati a rafforzare la resilienza dei Paesi più esposti agli eventi estremi. Nel 2023 e nel 2024 hanno rappresentato circa un quarto del totale, in calo rispetto al picco di un terzo registrato nel 2020. Per rispettare il Patto di Glasgow del 2021 sarà necessario aumentare di oltre 5 miliardi i fondi per l’adattamento già nel 2025.
L’Ocse segnala infine come i finanziamenti restino concentrati soprattutto nei Paesi a reddito medio. I fondi destinati ai Paesi più poveri sono scesi a 8,4 miliardi nel 2023, risalendo solo parzialmente a 9,6 miliardi nel 2024, ancora sotto il massimo di 11,1 miliardi raggiunto nel 2022.
