«Nessun elemento per una valutazione negativa finora». Si allontana l’ipotesi di un ribaltamento del parere dei magistrati della Procura generale a Milano, nel procedimento sulla grazia concessa a Nicole Minetti nel febbraio scorso. Dai primi esiti degli accertamenti in corso dell’istruttoria supplementare, condotta attraverso l’Interpol anche in Uruguay e in Spagna, sul caso non sono giunti elementi significativi per rovesciare il quadro che aveva portato al parere favorevole all’atto di clemenza.
Le verifiche però stanno proseguendo e i magistrati attendono ancora degli approfondimenti per i prossimi giorni. Gli accertamenti erano stati chiesti dal ministero della Giustizia, dopo che il Quirinale aveva sollecitato a sua volta il Guardasigilli ad acquisire informazioni in relazione alla «supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza» presentata da Minetti e concessa dal capo dello Stato. Domanda su cui aveva gettato ombre un’inchiesta del Fatto Quotidiano.
Vicini al quadro completo
Dopo giorni di verifiche si è vicini ad un quadro completo e solo da quel momento si saprà se il parere dei magistrati di Milano, che dovrà essere inviato al ministero della Giustizia con destinazione finale il Colle, sarà una conferma di quello già dato in precedenza o una modifica. Di sicuro finora non è emerso alcun elemento «ostativo» che porti a rivedere il parere sulla grazia ottenuta da Minetti.
L’ex consigliera lombarda doveva espiare in affidamento ai servizi sociali 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel caso Ruby bis e peculato per la vicenda delle «spese allegre» al Pirellone. Le verifiche all’estero, per cui è stata delegata l’Interpol, riguardano la regolarità della procedura di adozione da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani, del bimbo, malato e curato a Boston, negli Stati Uniti. Punto fondamentale, inoltre, è accertare che Minetti abbia davvero preso le distanze dalla vita precedente, con una «seria volontà di riscatto sociale».
La posizione dell’Inau
Intanto l’Inau, l’ente delle adozioni in Uruguay, spiega che, finché l’inchiesta amministrativa non sarà conclusa, non può confermare le notizie emerse sulla madre biologica del bimbo. «Dobbiamo analizzare tutte le azioni intraprese all’epoca, che coinvolgono molti documenti».










