«Sono qui oggi perché sento il dovere di chiedere scusa». Si apre così la drammatica lettera con cui Adriano Cappellari, l’aspirante giornalista di Enego (Vicenza), ha confessato di aver inscenato il finto attentato incendiario contro la propria abitazione. Durante un lungo interrogatorio di due ore davanti alla pm Alessia Grenna, affiancato dal suo legale e sindaco di Asiago, Roberto Rigoni Stern, il giovane ha ammesso le proprie colpe, chiedendo perdono a istituzioni, forze dell’ordine e cittadini.
L’inchiesta della Procura di Vicenza e dei carabinieri di Bassano del Grappa ha smontato pezzo per pezzo la messa in scena. Cappellari è accusato di incendio, calunnia e simulazione di reato continuate, procurato allarme e truffa ai danni di ente pubblico. Secondo le indagini, lo scorso 30 maggio il giovane avrebbe fabbricato autonomamente l’ordigno che ha provocato la deflagrazione nei pressi della sua abitazione, danneggiando gli edifici vicini. Gli inquirenti hanno tracciato gli acquisti online di bombolette di gas butano e alcol etilico con cui ha realizzato il materiale esplosivo. Anche la lettera intimidatoria indirizzata a se stesso, a Don Patriciello e alla premier Giorgia Meloni era un falso da lui ideato.
