Ricordo ancora oggi quanto era addolorata Gina Lollobrigida, attrice internazionale che conoscevo fin da quando ero un ragazzino e facevo i primi passi nel giornalismo, quando ha scoperto che il figlio Andrea Milko Skofic aveva chiesto per lei un amministratore di sostegno.
«I soldi me li sono guadagnati da sola, ho provato la miseria, ho dovuto studiare, mantenermi, tutto da sola. Che oggi qualcuno, una delle persone che più ho amato in tutta la mia vita, mio figlio, voglia togliermi l’indipendenza che io mi sono creata da quando ero solo una ragazzina mi uccide. Voglio poter morire in pace».
Alla fine Gina ebbe un amministratore di sostegno e i suoi ultimi cinque anni furono pieni di amarezza, tristi, allietati giusto dalla presenza di Andrea Piazzolla, della sua compagna e di una bambina che hanno chiamato Gina come lei, con qualche viaggio nel Sud dell’Italia.
Mi ricordo quelle lacrime profonde, disperate. Quando mi incontrava, raramente, si presentava truccata, perfettamente in ordine e indossava sempre ciglia finte, ma quelle lacrime gliele staccavano. Una cosa molto triste.
Il caso Buzzanca
E mi ricordo anche di Lando Buzzanca, quando scoprì che i figli avevano anche loro chiesto un amministratore di sostegno. Amavano il padre, avevano le loro ragioni. Ma era una cosa molto triste comunque: portare via l’indipendenza e la possibilità di essere registi della propria vita, per salvaguardare i beni che lui aveva guadagnato.
Lo stesso dolore ho provato per la diatriba tra Evelina Sgarbi e suo padre Vittorio Sgarbi: anche qui c’è stata la richiesta al Tribunale di Roma, da parte di Evelina, di un amministratore di sostegno per Vittorio.
Sgarbi, un uomo più fragile
E Sgarbi, non certo quello Sgarbi che conoscevo io, quel tornado di uomo, ma un uomo comunque presente, molto più fragile, certo, provato secondo quanto emerge dagli atti da una depressione fortissima, da un tumore che risulterebbe guarito e da una crisi cardiaca ora sotto controllo, ecco, anche Sgarbi si vede ora, in questo processo tra perizie e controperizie, con lo spauracchio che un domani potrebbe avere un amministratore di sostegno.
Però mi è arrivata la telefonata di una mia amica, persona assolutamente perbene, parlo dell’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, originaria di Monopoli e che ora vive a Milano.
E Annamaria mi spiega che la figlia Evelina Sgarbi – lei, in effetti, rappresenta solo il figlio Carlo Sgarbi Brenner, primogenito di Vittorio avuto con una mia amica che non c’è più, che si chiamava Patrizia Brenner – vuole l’amministratore di sostegno, ma non è contro il padre: «Anzi, l’ha chiesto proprio per aiutare il padre, un atto d’amore».
Ma Sgarbi non è solo
Forse io preferirei non essere tanto amato, se dovesse arrivarmi uno sconosciuto che decide per me. Ho già mia moglie, molto più giovane, la mia famiglia.
Poi mi è stato spiegato che l’amministratore di sostegno «è una persona che il giudice affianca a chi non è in grado di occuparsi da solo di sé, dei propri interessi».
Ma Vittorio Sgarbi non è solo: ha una compagna da trent’anni, Sabrina Colle, e una sorella che non solo gli vuole bene, ma è anche un’imprenditrice nota in tutta Europa, che ha creato addirittura una casa editrice che si chiama La nave di Teseo e che ha avuto come socio, finché è rimasto in vita, uno degli scrittori più amati del mondo, come Umberto Eco.
Tant’è vero che il 22 dicembre scorso il Tribunale di Roma ha detto che, allo stato attuale, Sgarbi non ha bisogno di un amministratore di sostegno. Ma la figlia ha annunciato che chiederà altre perizie: non le basta quella della psicologa voluta dal tribunale, chiederà anche pareri di un cardiologo, di un oncologo, di un altro psichiatra, mi sembra di aver capito.
Cos’è, davvero, l’amministratore di sostegno
Sui libri di diritto leggo che l’amministratore di sostegno è una figura istituita per quelle persone che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi.
Ma questo era il caso di Gina Lollobrigida? Me la ricordo molto presente, molto attenta e molto sveglia.
È il caso di Lando Buzzanca? Lo ricordo, forse, più fragile di Gina, ma aveva due figli che potevano benissimo aiutarlo a provvedere a se stesso.
Per Sgarbi poi lo trovo assolutamente inutile, ma questo è un parere del tutto personale.
La lettera aperta di Evelina
Evelina Sgarbi, in una lettera aperta pubblicata sul sito e ripresa da Roberto D’Agostino su Dagospia, ha detto che io sto sbagliando, nella mia posizione di difesa di suo padre Vittorio. Ha aggiunto che il mio pensiero è «sicuramente dovuto a informazioni del tutto errate che ti sono state fornite di proposito».
Non è così, anche perché, per quanto riguarda Vittorio Sgarbi, sì, sono legato a lui, sì, ho un’altissima considerazione di Sabrina Colle, sì, rispetto e ascolto con grande interesse il punto di vista di sua sorella Elisabetta, ma ho anche contatti con la persona che credo aiuti Evelina Sgarbi in questo periodo. Parlo dell’ex factotum di Vittorio Sgarbi, Sauro Moretti, persona che sicuramente è dalla parte di Evelina e con la quale mi raffronto senza nessun problema.
Così come ho rapporti con Annamaria Bernardini de Pace, che è assolutamente favorevole, perlomeno nell’ultima telefonata che ci siamo fatti, a un amministratore di sostegno.
La questione dell’eredità
In ballo, per alcuni, ci potrebbe essere un’eredità. Ma Sgarbi, come la sorella, hanno destinato il grosso della loro grande collezione artistica a una fondazione che porta il nome dei loro genitori: la Fondazione Cavallini Sgarbi, nata nel 2008 per volontà della famiglia, compresi i genitori Rina Cavallini e Nino Sgarbi. Ma è anche vero che Vittorio non è nullatenente, come pensa Evelina: ha diversi quadri di alto valore intestati a lui.
In ogni caso, io credo che non sia l’interesse economico a muovere i passi di Evelina Sgarbi, quanto forse anche una sorta di delusione affettiva, perché Vittorio probabilmente non è stato presente nella sua crescita come avrebbe fatto un padre normale.
Le scuse di Barbara Alberti
In questi ultimi anni, intorno alla figura dell’amministratore di sostegno richiesto per personaggi come Gina Lollobrigida o Vittorio Sgarbi, si è creato un fortissimo dibattito, e i toni sono anche trascesi più di una volta. Tanto è vero che Barbara Alberti, seguendo il suo carattere fumantino, si è anche dovuta scusare con Evelina: «Io sento il bisogno di chiedere scusa a Evelina Sgarbi perché a Domenica In, da Mara Venier, mi sono lasciata andare con veemenza all’idea della richiesta di un amministratore di sostegno per suo padre Vittorio Sgarbi», ha detto la grande giornalista e scrittrice. Però Barbara ribadisce: «Un amministratore di sostegno vuol dire perdere la libertà, perdere l’autonomia attraverso il controllo delle spese. Non sei più padrone di comprarti nemmeno una mela».
E la Alberti sottolinea anche che Sgarbi è lucido e presente a se stesso, come dimostrano tutti i suoi interventi, anche nel corso di interviste piuttosto impegnative. Lo dimostra anche il fatto che, pur essendo un uomo molto più fragile di quello che ricordavamo, solo nel mese di agosto ha aperto una mostra ad Andora, ha presentato a Cortina il suo libro Il cielo più vicino: la montagna nell’arte, poi a Rovereto, come presidente del MART, ha detto di voler ridare al museo una guida sicura. E ha fatto scalpore il suo lucidissimo intervento al Tg1 sul furto delle tavole di Antonello da Messina al museo siciliano.
Il caso Calissano
Ripeto: quando si può, quando ci sono persone presenti nella vita di una persona anche fragile, io spero sempre che sia all’interno della famiglia, delle amicizie, di chi ti vuole bene, la soluzione di certi problemi. Anche perché non sono rarissimi i casi di cronaca dove amministratori di sostegno vengano poi visti con sospetto e addirittura diventino soggetti di inchieste giudiziarie. Il caso di cui si parla in questi giorni è quello sollevato da Roberto Calissano, il fratello maggiore di Paolo Calissano, l’attore scomparso nel 2021 a 53 anni, cui fu imposto un amministratore di sostegno, un avvocato che si doveva occupare di lui.
Ma il fratello oggi, ai giornali, dice: «Aspetto da troppo che venga fatta chiarezza fino in fondo».
Già, perché c’è un processo in cui è imputato l’amministratore di sostegno che avevano dato a Paolo Calissano: un avvocato a giudizio per peculato, circonvenzione di incapace, falso ideologico e omissione di atti d’ufficio. Va da sé che si tratta di accuse ancora tutte da dimostrare e che l’imputato è da considerarsi non colpevole fino a sentenza definitiva. Il processo è slittato a lungo e ora dovrebbe esserci a ottobre. «Spero sia la volta buona e si arrivi a una definizione», dice Roberto Calissano, «perché altrimenti certi reati rischiano la prescrizione».
Un pensiero personale
Concludo con un’osservazione personale: quando sarò più avanti negli anni e sarò vecchissimo, avrò bisogno di qualcuno che mi ama e mi potrà aiutare. Mia moglie è molto più giovane di me, Betta gode di ottima salute e siamo innamorati da 35 anni.
Però scopro che un amministratore di sostegno potrebbe essere richiesto anche da parenti entro il quarto grado. Significa che basta che un lontano nipote o cugino abbia l’idea di cercare di gestire, attraverso la legge, quel poco che ho messo da parte e che dovrebbe garantire un futuro sereno a chi amo. Ma con quale diritto può chiederlo, solo perché è un parente?
