Dopo la sanità, l’ex Ilva e le infrastrutture, tra Governo e Regione Puglia si apre un altro fronte. Questa volta lo scontro entra direttamente nelle aule scolastiche. Da una parte Giorgia Meloni, che annuncia una stretta sugli studenti stranieri e sul velo integrale; dall’altra il governatore Antonio Decaro, che risponde contrapponendo al modello del Governo centrale quello pugliese della scuola aperta, inclusiva e trasformata in presidio di comunità. L’innesco arriva dal palco di «Fenix», la festa di Gioventù nazionale. La premier annuncia un provvedimento in Consiglio dei ministri per introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe, l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento e il divieto di burqa e niqab negli istituti. La linea politica è netta: per Meloni non è accettabile che i bambini italiani finiscano per sentirsi «minoranza» nelle proprie classi. A stretto giro arriva la replica del governatore pugliese.
Decaro sceglie i social e una fotografia di due anni fa, quando era ancora sindaco di Bari: lui circondato da bambini in una scuola multietnica. «Cara presidente Meloni – scrive – questo è il cortile di una scuola di Bari». Poi l’affondo: «In quella classe non ho visto bambini italiani o stranieri: ho visto solo bambini felici». Bambini, aggiunge, capaci di parlare «la lingua del gioco e della crescita», che «non conosce minoranze e discriminazioni». La conclusione è il manifesto della controffensiva politica: «Nelle scuole nessuno deve sentirsi minoranza, nessuno deve sentirsi straniero». Non è soltanto una battaglia a distanza. Ieri, dalla Fiera del Levante, Decaro ha rilanciato la sfida proprio mentre la Regione presentava «Scuole di comunità», il progetto che punta a trasformare gli istituti in presìdi civici aperti anche oltre l’orario delle lezioni, mettendo insieme studenti, docenti, famiglie, associazioni e Terzo settore. Ed è qui che lo scontro diventa anche confronto tra due impostazioni politiche.
Il Governo mette al centro integrazione, conoscenza dell’italiano e limiti alla concentrazione degli studenti stranieri; la Regione risponde puntando sull’inclusione e sulla scuola come luogo nel quale combattere discriminazioni e divisioni. Il tetto del 30% previsto da Meloni, peraltro, richiama una circolare del 2010 dell’allora ministro Mariastella Gelmini, rimasta di difficile applicazione; l’Associazione nazionale presidi ha già sollevato il problema concreto dei quartieri nei quali la presenza di famiglie straniere supera naturalmente quella italiana. «Nelle scuole di Bari ho incontrato solo bambini felici di giocare e crescere insieme», insiste Decaro. «Non ho mai guardato all’etnia o al colore della pelle e soprattutto non lo hanno mai fatto loro». Per il governatore è proprio la scuola il luogo nel quale «vanno contrastate le discriminazioni e l’idea di minoranza».
La Puglia prova così a mettere sul tavolo il proprio modello: circa duemila scuole, 500mila alunni e quasi dieci milioni di metri quadrati di spazi che, nell’idea della Regione, non devono spegnersi con l’ultima campanella. Palestre, cortili e aule dovrebbero vivere anche nel pomeriggio e diventare punti di aggregazione dei quartieri, contaminando attività didattiche e iniziative del territorio. Ancora più duro il giudizio dell’assessora regionale alla Cultura e alla Conoscenza, Silvia Miglietta. Per lei fissare un limite alle iscrizioni dei bambini stranieri rappresenta «una discriminazione» e «una forma di razzismo che noi combatteremo». La risposta pugliese, sostiene, sono proprio scuole «aperte per definizione», trasformate in presìdi culturali e sociali. Sul piano nazionale, però, il Governo rivendica una finalità opposta a quella denunciata dalla Regione: evitare classi fortemente sbilanciate e favorire l’integrazione linguistica. In Italia gli alunni con cittadinanza non italiana sono oltre 930mila, circa l’11,6% della popolazione scolastica, con una distribuzione molto disomogenea sul territorio. La scuola diventa così il nuovo terreno dello scontro istituzionale e politico tra Bari e Roma.
