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Arsenale a Taranto, per carenza di tecnici la flotta militare rischia lo stop

A denunciare la situazione è la Cisl Fp Taranto Brindisi attraverso il segretario territoriale Umberto Renna che, con una lettera aperta

Arsenale a Taranto, per carenza di tecnici la flotta militare rischia lo stop

La Marina Militare rischia di perdere la propria autonomia strategica nella gestione delle grandi manutenzioni navali. L’Arsenale Militare Marittimo di Taranto si trova oggi in una situazione di profonda emergenza operativa, incapace di garantire in autonomia l’ingresso e la sosta delle navi da guerra nei bacini di carenaggio (le grandi vasche in cui gli scafi vengono messi all’asciutto per le riparazioni) a causa di una drammatica carenza di personale tecnico. A denunciare la situazione è la Cisl Fp Taranto Brindisi attraverso il segretario territoriale Umberto Renna che, con una lettera aperta inviata ai vertici della forza armata e al ministero della Difesa, punta il dito contro il blocco delle assunzioni e avverte sul rischio concreto di un progressivo smantellamento delle officine pubbliche a vantaggio dei privati. Il nodo centrale della crisi riguarda gli addetti nautici, figure specializzate e indispensabili per manovrare e posizionare in sicurezza le unità navali nelle grandi vasche.

La voragine organica

A fronte di una pianta organica che prevede ben 50 unità, nell’Arsenale ionico ne operano attualmente appena 20. Una voragine organica aggravata da decisioni centrali ritenute incomprensibili dal sindacato, come il via libera concesso, non meno di due anni fa, al trasferimento di tre assistenti nautici verso altri comandi per presunti motivi di servizio. Il quadro occupazionale dello stabilimento sconta i fallimenti dei recenti canali di reclutamento. Il concorso espletato nel 2024, concepito per immettere in organico 315 nuove figure professionali, ha registrato l’ingresso di appena 145 dipendenti, riducendo a sole 6 unità le assunzioni di assistenti nautici a fronte delle 15 previste dal bando. Neanche le successive 2.000 assunzioni disposte a livello nazionale hanno colmato le gravi lacune della sede ionica. D’altra parte, le stesse promesse istituzionali non hanno trovato riscontro: il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva garantito in Parlamento l’arrivo di un adeguato numero di vincitori delle selezioni pubbliche.