Monte dei Paschi di Siena non lascia ma raddoppia. L’amministratore delegato del gruppo, Luigi Lovaglio, tenta di resistere all’opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo e studia due distinte operazioni straordinarie che riguardano Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che approderà sul tavolo del consiglio di amministrazione convocato per oggi. In Borsa la seduta si è chiusa all’insegna della prudenza con Mps (-2,2%), Banca Generali (+1,6%), Banco Bpm (-0,5%) e Intesa (-1,3%).
L’alternativa
Dopo le fallite nozze con Banco Bpm, attraverso una fusione alla pari, a Siena si continua a lavorare alla possibilità di trovare una alternativa all’offerta del gruppo guidato da Carlo Messina. Nelle ultime settimane sono state numerose le ipotesi circolate, dall’accordo con qualche ipotetico gruppo straniero alla vendita della quota di Generali detenuta da Mediobanca per pagare un dividendo straordinario agli azionisti. Ma quella riportata dal Sole 24 Ore appare di gran lunga la più clamorosa e con un livello di «complessità e rischio di esecuzione significativamente superiore rispetto all’offerta di Intesa Sanpaolo», spiegano gli analisti di Equita.
Non è ancora ben chiaro se si punti a mettere in campo entrambe le operazioni, come da indiscrezioni circolate; se le due opzioni saranno portate in consiglio per una valutazione ed una scelta tra una delle due oppure se saranno a cascata. Sta di fatto che nel board aumentano i malumori per aver appreso la notizia dalla stampa. Un consiglio peraltro che resta ancora privo di due consiglieri di minoranza e che attende l’ok della Bce alla cooptazione di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, ex consigliere ed ex vicepresidente di Mps.
Le difficoltà
La partita della doppia offerta appare particolarmente complessa. Ed è per questo che si propende sull’ipotesi di una operazione su Banca Generali, probabilmente attraverso una offerta di acquisto e scambio. Oppure attraverso un deja-vu, ricalcando l’operazione tentata dall’allora amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, per difendersi proprio dall’attacco del Monte. In entrambi i casi l’eventuale offerta potrebbe arrivare in porto solo con l’accordo della controllante Generali che della banca detiene il 50,17%. In questo contesto però si innesterebbe la possibilità di una cessione, parziale o totale, della quota delle Generali, che Siena controlla tramite Mediobanca.
Sullo sfondo resta l’ipotesi del «vecchio amore» per Banco Bpm. Per portare a casa una eventuale ops bisognerà però convincere il Credit Agricole che detiene quasi il 30% di Piazza Meda. I vertici della Banque Verte non hanno fatto mistero di preferire l’opzione relativa ad una fusione tra il Banco e Credit Agricole Italia. Slitta dal 20 al 25 agosto, intanto, l’incontro tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i rappresentanti degli enti locali e il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, per fare il punto sul futuro della banca.
