L’assessore regionale pugliese all’agricoltura, Paolicelli, incontrerà le organizzazioni olivicole per fare il punto sulla grave crisi che interessa il settore. Molto olio pugliese è nelle cisterne, invenduto, mentre il mercato è invaso da olio straniero non extravergine.
La Puglia resta la maggior produttrice di olio in Italia, ma benché di olio ne serva il doppio di quel che si produce, il nostro olio viene ritenuto troppo caro e non si vende.
Perché le cose cambino c’è bisogno di due passaggi. L’Europa deve imporre regole più severe nella commercializzazione. Oggi, in pratica, anche un olio lampante può diventare extravergine. Basta che ne contenga almeno un po’, miscelato. E se viene imbottigliato in Italia diventa italiano!
Il Governo, poi, deve promuovere una campagna di comunicazione per far sapere che per il bene della loro salute, un litro di olio-olio non può costare meno di 15 euro. Sono cose che si dicono da anni, senza risultato. Al nostro olio non ci pensa nessuno. E se ci pensa, è per peggiorare le cose. Addirittura, la Regione aveva autorizzato il taglio di ulivi per far posto ad impianti fotovoltaici. È dovuto intervenire il Tar per annullare la decisione.
Per la Regione, il fotovoltaico sarebbe opera di pubblica utilità, gli ulivi no. Eppure sono lì da secoli e sono il nostro patrimonio storico più importante. Come l’olio, condannato a fare la stessa fine.
