Sulla vicenda della sesta archiviazione dell’inchiesta sul presunto coinvolgimento di Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi di mafia del 92-93, ciò che inquieta non è tanto il tempo trascorso – inutilmente – nella difficile ricerca della verità, quanto un dettaglio che avrebbe potuto incidere sensibilmente sulla attuale situazione politica.
Il Tribunale di Firenze ha depositato la decisione il 15 gennaio scorso, ma la notizia è stata diffusa solo giovedì 4 giugno, 5 mesi dopo. Perchè? Domanda legittima, se si pensa che in Italia le notizie giudiziarie corrono più veloci degli aerei supersonici e arrivano prima ai giornali e poi ai diretti interessati.
Come mai, invece, questa notizia, che non è stravolgente, ma ha un suo interesse politico, è stata tenuta chiusa nei cassetti per tanto tempo?
Ci sorge un dubbio. Fra gennaio ed oggi, proprio nel mezzo, il 22 e 23 marzo, in Italia c’è stato il referendum sulla riforma della giustizia, bocciata dai cittadini. Se l’archiviazione del caso Georgofili fosse stata comunicata in campagna referendaria, che effetto avrebbe avuto sul voto? Parliamo dell’incapacità della giustizia di dare una risposta certa a fatti accaduti 33 anni fa ed anche della riabilitazione di una parte politica, il centrodestra, che proponeva la riforma della giustizia sottoposta al voto. Il responso referendario, se la notizia fosse uscita all’epoca, sarebbe stato lo stesso?
