Qualche sera fa, uscendo dal ristorante, un amico mi ha rimproverato di aver lasciato ai camerieri una lauta mancia. Ma dai, gli ho risposto, se la sono meritata. L’amico, però, mi ha fatto notare due cose.
La prima: hanno fatto il loro lavoro, per il quale sono retribuiti. La seconda: hai contribuito a rafforzare il sommerso, piaga della nostra economia.
Sulla prima osservazione sono in disaccordo. Sulla seconda ho deciso di stare più attento. Magari la mancia me la farò mettere sul conto. A questa convinzione mi ha portato la lettura del Def, il Documento di Economia e Finanza che la Giunta regionale predispone, nel quale si fanno i conti in tasca all’economia regionale.
Dal Def viene fuori un dato che deve far riflettere: in Puglia, il sommerso, vale quasi 15 miliardi. Parliamo, oltre che di mance, soprattutto di soldi che sfuggono ai controlli fiscali nel settore del lavoro, del commercio, persino dei fitti. Se si considera che il pil (ufficiale) della Puglia è di 83,4 miliardi, si ottiene che il 17% della nostra economia è «sommersa», cioè sconosciuta, o per dirla in italiano: illegale.
Siamo la seconda regione in Italia, superati solo dalla Calabria. Non ce l’ho coi camerieri, ma d’ora in poi non mi farò più sfuggire uno scontrino, né pagherò il parcheggio in nero. Da solo non ridurrò il sommerso. Ma intanto, io comincio.
