La riforma del medico di famiglia va avanti. L’altro giorno, a Roma, è stata siglata la prima intesa fra il ministro della salute e le regioni.
Al più presto il governo emanerà un decreto legge che fisserà i due principi cardine della riforma: il medico di famiglia dovrà lavorare per legge anche nelle Case di Comunità, e le Regioni carenti potranno assumerne di nuovi.
Tutti gli altri aspetti della riforma, dalla retribuzione all’istituzione della specializzazione in medicina generale, saranno oggetto di una legge che verrà scritta e approvata successivamente.
Fra le altre regole che saranno introdotte c’è l’elevazione dell’età pediatrica, che salirà a 18 anni. Sarà avviato il processo che porterà, gradualmente, al passaggio dalle convenzioni Regione-medico all’assunzione di questi ultimi.
Il nuovo sistema promette di migliorare la qualità e la quantità del servizio offerto ai cittadini, e consentirà l’abbattimento delle liste d’attesa e, si spera, un risparmio sui costi della sanità. Ma le incognite che gravano sulla sua effettiva realizzazione sono tante. Intanto i medici di famiglia, non sembrano proprio contenti di una riforma che non conoscono e non sembra essere stata discussa con loro.
Poi c’è la grande incognita delle Case di Comunità. Il decreto legge prevederà che le regioni le attivino al massimo entro due-tre mesi dalla pubblicazione del decreto. In Puglia le stiamo aspettando da quattro-cinque anni.










