La guerra Usa-Iran continua, lo Stretto di Hormuz resta chiuso, non si spara più, ma la trattativa per la pace non riparte.
Siamo allo stallo, e i contendenti ne approfittano per lanciare messaggi esalta(n)ti. Sul piano militare abbiamo vinto noi, dice Trump. Sul piano politico-economico abbiamo vinto noi, dice l’Iran. Hanno ragione entrambi, ma entrambi dovrebbero chiedersi a cosa sia servito fare questa guerra e a cosa serva continuarla.
Trump non ha escluso la minaccia nucleare iraniana. L’Iran dovrà metterci un secolo per ricostruire il paese, ma è l’aggredito, e potrebbe rivendicare indennizzi. A conti fatti, però, è l’occidente che ne esce più di tutti con le ossa rotte.
Subirà gli effetti della guerra sull’economia, e si ritroverà indebolito anche sul piano politico e militare. Perché (questo Trump non lo dice) gli Usa si sono sensibilmente impoveriti di risorse militari. Più dell’Iran, che, secondo la Cnn, e a differenza di quel che pensa Trump, conserva ancora il 70% del proprio potenziale bellico.
La riapertura di Hormuz, bloccato sia dagli Usa che dall’Iran, potrebbe riportare un po’ di serenità e migliorare la situazione complessiva. L’Iran, su questo punto, sembra disposto a trattare. Ma Trump dice ancora di no.
Vorrebbe chiudere la partita, ma il pareggio non gli va bene. Sta aspettando gli iraniani a casa sua per i Mondiali di calcio. E chissà cosa sta preparando per farli sfigurare. Senza accorgersi che la figura peggiore, finora, l’ha fatta lui.










