Referendum, fine della storia. In ogni competizione c’è chi vince e c’è chi perde. Stavolta sono stati in parecchi. Ha vinto anzitutto il popolo, che ha stravolto i pronostici sull’affluenza. Ha vinto il «no», di chi sosteneva che la Costituzione non si cambia, ma si applica. Ha vinto l’opposizione al Governo Meloni, con Elly Schlein in testa.
Ha perso chi ha voluto trasformare il referendum in una gazzarra. Chi ha creduto di poter modificare la Cosituzione a colpi di maggioranza. Ha perso il Governo, con in testa Meloni e Nordio.
E adesso? La riforma Nordio sulla giustizia sarà accantonata. La Costituzione non sarà modificata.
Prepariamoci ad una lunga campagna elettorale che, iniziata ieri, terminerà a primavera prossima. Non dobbiamo augurarci, per molte ragioni, fra cui la congiuntura internazionale, che Giorgia Meloni dia le dimissioni come l’opposizione le chiede. Lei promette di non darle.
Arriva un anno difficile. Ci sarà da superare una grave crisi energetica. C’è la scadenza del Pnrr, che promette disastri. C’è da chiarire – e rivedere – il rapporto con Trump. Ci sarà la Finanziaria. Bisognerà fare la legge elettorale. E c’è da ricostruire un centrodestra che si sparpaglia sempre più (il «si» ha perso per defezioni interne, più che per la forza del «no»). Ce la farà, o queste difficili montagne da scalare potrebbero portare la coalizione a chiederle di ammainare bandiera in anticipo?









