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Finita la spinta di edilizia e turismo, l’economia pugliese regge l’urtograzie ai fondi europei

La frenata dell’economia pugliese è ormai nero su bianco nei documenti della Regione. Dopo gli anni della ripresa post-pandemia e della spinta garantita da edilizia, turismo ed export, il 2026 si annuncia come un anno di crescita debole, consumi fermi e occupazione in rallentamento. A tenere in piedi il sistema, almeno nelle previsioni, dovranno essere…
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La frenata dell’economia pugliese è ormai nero su bianco nei documenti della Regione. Dopo gli anni della ripresa post-pandemia e della spinta garantita da edilizia, turismo ed export, il 2026 si annuncia come un anno di crescita debole, consumi fermi e occupazione in rallentamento. A tenere in piedi il sistema, almeno nelle previsioni, dovranno essere soprattutto i fondi europei: quasi 2 miliardi destinati agli incentivi alle imprese e altri 1,4 miliardi del Fondo sviluppo e coesione che la Regione punta a trasformare in nuovi cantieri, investimenti e lavoro.

Il quadro emerge dall’aggiornamento del «Documento di economia e finanza regionale» approvato dalla giunta pugliese. Oltre 600 pagine che fotografano un’economia in fase di assestamento dopo la corsa degli ultimi anni. Il dato più pesante riguarda il Pil: nel 2026 la crescita si fermerà allo 0,5%, sotto la media nazionale prevista allo 0,7%. Un rallentamento che segna la fine della stagione in cui la Puglia era riuscita a correre più del resto del Mezzogiorno. A pesare sono soprattutto lo scenario internazionale, le tensioni geopolitiche, il caro energia e il rallentamento della domanda interna.

Anche le famiglie iniziano a tirare il freno: i consumi cresceranno appena dello 0,4%, meno del Sud e lontani dalla media italiana. Ancora più debole l’andamento del reddito disponibile, previsto in aumento di appena lo 0,3%. Sul fronte del lavoro il quadro resta fragile. Dopo la crescita registrata nel 2024, il ritmo dell’occupazione rallenterà drasticamente: +0,7% nel 2025 e appena +0,2% nel 2026. Parallelamente tornerà a salire la disoccupazione, che nel 2026 toccherà il 10,5%, in controtendenza rispetto al resto del Paese, per poi scendere solo lievemente al 10,4% l’anno successivo.

Numeri che confermano come la crescita prevista non basti ancora ad assorbire tutta la forza lavoro disponibile. Nel documento regionale emerge però una Puglia a due velocità. Da una parte il crollo della spinta edilizia dopo gli anni drogati dai bonus e dal Superbonus, dall’altra un’industria che prova a ripartire. Nel 2025 il valore aggiunto regionale crescerà dello 0,4%, ma con forti differenze tra i settori: agricoltura in calo dello 0,9%, costruzioni quasi ferme allo 0,1%, servizi al +0,3%, mentre l’industria dovrebbe tornare a crescere dell’1,6%.

La vera incognita resta il dopo-cantieri. I tecnici regionali avvertono che dal 2026 la brusca frenata delle costruzioni rischia di produrre effetti pesanti sull’occupazione. Per questo la Regione punta tutto sulla capacità di trasformare le risorse europee in investimenti produttivi permanenti, cercando di spostare il baricentro della crescita da edilizia e incentivi temporanei verso industria, innovazione ed export. Ed è proprio l’export una delle poche variabili considerate decisive per evitare un rallentamento ancora più marcato. Dopo il calo dell’1,3% nel 2025 e il -3% del 2024, nel 2026 le esportazioni pugliesi dovrebbero tornare a crescere del 2,1%. Un segnale ritenuto cruciale per sostenere il Pil regionale in una fase in cui i consumi interni restano deboli e il mercato del lavoro continua a muoversi a rilento.

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