Stefania Rago, 46 anni, voleva separarsi dal marito 48enne Antonio Fortebraccio e, pochi giorni prima che l’uomo la uccidesse nella loro abitazione di Foggia, aveva fatto convocare l’uomo dal proprio avvocato per ottenere la separazione.
A metterlo nero su bianco, nell’avviso di conclusione delle indagini sul femminicidio, è la Procura di Foggia che ha notificato il provvedimento, firmato dal pm Antonio Franzese, all’uomo detenuto in carcere dalla sera del delitto. L’avviso di conclusione delle indagini, solitamente, precede la richiesta di rinvio a giudizio.
Stefania Rago fu uccisa con quattro colpi che Fortebraccio, di professione guardia giurata, avrebbe esploso con la sua pistola di ordinanza, una Glock calibro 9×21, da distanza ravvicinata e in zone vitali.
Il delitto – si legge nell’avviso di conclusione delle indagini – «veniva realizzato come limitazione delle libertà individuali della donna, non accettando il Fortebraccio lo stile di vita tenuto dalla Rago». La donna, inoltre veniva maltrattata, pedinata, sottoposta a controlli ossessivi del cellulare e nell’utilizzo continuo di espressioni volte a sminuirla, finanche ostacolandone la possibilità di esercitare un’attività lavorativa.
Nel capo di imputazione, è contestata anche l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti della coniuge. Il reato contestato è punito con la pena dell’ergastolo.
