Home » Foggia » Shock idraulico e siccità. Rossella Milano: «Non sottovalutate i segnali»

Shock idraulico e siccità. Rossella Milano: «Non sottovalutate i segnali»

A chiarire la differenza tra fenomeno fisiologico e è Rossella Milano, biologa e funzionaria della Sezione Tutela delle Risorse Forestali

Shock idraulico e siccità. Rossella Milano: «Non sottovalutate i segnali»

Foglie che ingialliscono, chiome che si diradano e boschi dalle tonalità insolite. Nel Gargano e nella Foresta Umbra questi segnali interrogano sullo stato di salute degli alberi. A chiarire la differenza tra fenomeno fisiologico e fitopatia è Rossella Milano, biologa e funzionaria della Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali della Regione Puglia.


Dottoressa Milano, quello che osserviamo nel Gargano può essere definito disseccamento degli alberi?


«Da quello che leggo, forse non ci si riferisce al fenomeno di disseccamento delle querce, ma a quello che viene chiamato “summer browning”, cioè la defogliazione precoce provocata dallo stress idrico-termico. È una risposta naturale delle piante, ma non va sottovalutata».


Che cosa indica il fenomeno?


«Non è solo un fenomeno estetico e non è una malattia con un agente eziologico specifico. È un indicatore fisiologico: segnala stress idraulico cronico, non più eccezionale».


È cambiato qualcosa negli ultimi anni?


«Fino al 2015 lo vedevamo su esemplari isolati, in città, su suoli compattati. Dal 2022 lo vediamo invece su versanti interi di bosco, anche in Appennino. Il caldo e la minore disponibilità d’acqua stanno modificando le condizioni della vegetazione».


Dobbiamo parlare di una Foresta Umbra in pericolo?


«Prima di parlare di “morte della Foresta Umbra” occorre identificare il fenomeno, monitorarne l’andamento e distinguere la risposta fisiologica allo stress da una patologia. La defogliazione, da sola, non significa che l’albero morirà».


Quale deve essere allora l’approccio davanti al cambiamento climatico?


«La trasformazione dell’ecosistema ci obbliga a prevenire e ad accompagnare alberi e piante con azioni mirate. Sono organismi capaci di resistere e adattarsi: alcune piante riusciranno ad adeguarsi alle nuove condizioni, mentre per altre potrà intervenire una selezione naturale sulla quale possiamo incidere poco. Questo vale per le leccete, le faggete e l’intera macchia mediterranea, che non è in pericolo. Il compito è osservare, prevenire e intervenire dove possibile, accompagnando la trasformazione resa più evidente dal clima».