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Borsista dell’Università di Foggia bloccata a Gaza: l’appello del marito

La donna, infatti, si trova impossibilitata a viaggiare: non può lasciare indietro i loro nove figli, d’età compresa tra i 3 e i 14 anni

Borsista dell’Università di Foggia bloccata a Gaza: l’appello del marito

Un grido disperato attraversa il Mediterraneo e fa breccia nelle aule accademiche della Puglia. È la voce di uno studente dell’Università di Bari «Aldo Moro», giunto in Italia nell’ottobre 2025, che oggi affida alle istituzioni nazionali e internazionali l’ultima speranza di salvare la propria famiglia dall’inferno della Striscia di Gaza. La sua storia interseca speranza di riscatto e tragedia bellica. La moglie, Abughali Ibtihal, ha conquistato una borsa di studio per proseguire la carriera accademica presso l’Università degli Studi di Foggia. Un traguardo di prestigioso valore scientifico e umano che rischia però di trasformarsi in un incubo senza via d’uscita. La donna, infatti, si trova impossibilitata a viaggiare: non può lasciare indietro i loro nove figli, d’età compresa tra i 3 e i 14 anni, e la madre disabile, privi di ogni sostentamento e sicurezza in un territorio martoriato dai combattimenti quotidiani.

Le condizioni di sopravvivenza descritte nella lettera inviata alla Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, ai Rettori degli atenei pugliesi e ai Consolati italiani a Gerusalemme e Amman sono strazianti. La famiglia vegeta all’interno di una tenda di fortuna, esposta a temperature disumane superiori ai 45 gradi, senza accesso costante ad acqua potabile né a cibo sufficiente. Soltanto tre giorni fa, un raid esploso a ridosso dell’accampamento ha scatenato una fuga d’emergenza nel terrore: nella caduta, la donna ha riportato gravi lesioni facciali e un danno all’apparato acustico, certificato dal reparto ORL dell’Ospedale Al-Amal della Mezzaluna Rossa. Sia l’Ateneo barese che quello foggiano si sono già mobilitati attivamente, offrendo piena copertura logistica, formativa e accoglienza immediata. Tuttavia, la burocrazia dei valichi e i blocchi di confine congelano ogni via di fuga. Da qui l’appello urgente affinché la diplomazia italiana e il Governo Giordano coordinino un canale d’emergenza per concedere un visto umanitario e consentire il tempestivo ricongiungimento di un’intera famiglia altrimenti destinata alla fine.