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Annibale Carta ucciso a Foggia, l’appello disperato della moglie: «La città dimostri coraggio e testimoni»

Un silenzio che fa più male dei proiettili, in una città che deve trovare la forza di reagire. A cinque giorni dal brutale omicidio di Annibale "Dino" Carta, il personal trainer di 42 anni ucciso la sera del 13 aprile in via Caracciolo mentre portava a spasso il cane, la famiglia della vittima lancia un…
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Un silenzio che fa più male dei proiettili, in una città che deve trovare la forza di reagire. A cinque giorni dal brutale omicidio di Annibale “Dino” Carta, il personal trainer di 42 anni ucciso la sera del 13 aprile in via Caracciolo mentre portava a spasso il cane, la famiglia della vittima lancia un accorato appello pubblico per rompere il muro di omertà.

A prendere la parola, attraverso l’avvocato Michele Vaira, è la moglie di Carta, Sara Traisci, rimasta sola con una bimba di pochi mesi (il 42enne aveva anche un’altra figlia di 12 anni nata da una precedente relazione). «Chiedo a Foggia e ai suoi cittadini, che sono persone oneste e generose, di dimostrare anche tutto il loro coraggio e di testimoniare», ha dichiarato la donna, chiedendo che «chi ha visto fornisca elementi utili a rintracciare l’assassino del marito».

Un appello che si unisce al dolore composto di tutta la famiglia. Il suocero della vittima, Antonio Traisci, ha voluto ringraziare pubblicamente le forze dell’ordine: «Ringrazio per il lavoro incessante che stanno facendo. Si stanno approcciando in modo delicato e gentile nei nostri confronti in un momento così complesso».

Le indagini

Mentre il mondo del fitness foggiano, che stimava profondamente Carta (noto anche per il suo impegno come ministrante nella parrocchia di San Francesco Saverio), sta organizzando un corteo in sua memoria, le indagini dei Carabinieri procedono a ritmo serrato.

La prossima settimana si annuncia decisiva. Si partirà lunedì con l’autopsia, fondamentale per chiarire l’esatta dinamica dell’esecuzione, compiuta con quattro colpi di pistola di piccolo calibro. L’attenzione degli inquirenti è concentrata su tre elementi chiave:

  1. Il caricatore perso: I rilievi balistici si stanno concentrando sul caricatore dell’arma del delitto, che il killer, forse nella concitazione della fuga, ha perso a pochissimi metri dal cadavere.
  2. L’audio del litigio: È in corso una perizia fonica forense sull’audio catturato da una telecamera condominiale della zona. Nel file si sentono le voci concitate di alcune persone coinvolte in un litigio, e tra queste potrebbe esserci proprio quella della vittima poco prima di essere uccisa.
  3. Il mistero della bicicletta: Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso una figura – al momento irriconoscibile, con il volto coperto da un cappuccio – che attraversa via Caracciolo in sella a una bicicletta nei minuti immediatamente precedenti il delitto. Si tratta del killer in perlustrazione o di un testimone chiave?

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