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Se l’antimafia scatena la guerra – L’EDITORIALE

Se l’antimafia scatena la guerra – L’EDITORIALE
Il Comune di Calimera

C’è un vizio tutto italiano: trasformare ogni questione in una battaglia politica. Persino la lotta alle mafie. A Calimera, nel leccese, il sindaco di centrodestra Giuseppe Mattei ha deciso di lasciare Avviso Pubblico, la rete nazionale degli enti locali impegnati contro mafie e corruzione. Ed è scoppiato il finimondo.

Il sindaco motiva la scelta con la richiesta, poco dopo il suo insediamento, di pagare quattro annualità arretrate, a fronte di un’adesione che non avrebbe prodotto negli ultimi anni iniziative concrete. Argomenti che non imponevano necessariamente una rottura.

Si poteva discutere, magari rilanciare le attività mancate. Invece l’amministrazione ha scelto di uscire dall’associazione ed è partita la mobilitazione, sostenuta da esponenti del centrosinistra. Eppure non è una tragedia.

In Puglia aderiscono ad Avviso Pubblico una quarantina di Comuni su 257. Perché non ci si interroga sulle mancate adesioni, soprattutto nei territori particolarmente esposti alle infiltrazioni mafiose?

Alcuni esponenti politici ritengono che il problema siano i 600 euro della quota annuale. Se fosse così, gli stessi politici intervenuti potrebbero fare una colletta. Possono permetterselo. Ma non credo sia questo il punto.

Domani la questione arriverà in Consiglio comunale. Perché non fermarsi, ascoltarsi e trovare una soluzione? La politica dovrebbe servire a questo, non a distribuire medaglie dell’antimafia

Che non si misura con una tessera, né con il rifiuto di averla. Tantomeno con 600 euro. Calimera è il paese di Antonio Montinaro, morto a Capaci per difendere Giovanni Falcone. La sua memoria merita ben più di una guerra tra tifoserie.