Sono oltre mille le pagine che compongono la sola richiesta di misure cautelari, ma sono molte di più quelle complessive della nuova inchiesta sulla gestione dell’ex Ilva tra il 2019 ed il 2024, che si preannuncia monumentale.
Si preparano a chiedere un differimento degli interrogatori, fissati per il 3 novembre, gli avvocati dei tredici indagati per i quali è stata chiesta misura cautelare: arresti domiciliari per l’ex amministratrice delegata Lucia Morselli, per il direttore di stabilimento Alessandro Labile e per il responsabile Ispra Francesco Astorri, accusato quest’ultimo di aver chiuso un occhio sui controlli in fabbrica in campo della promessa di una promozione. Mentre altri dieci, tra componenti del comitato Ets del ministero dell’Ambiente e dirigenti, rischiano la sospensione dall’incarico.
Oltre all’associazione a delinquere finalizzata al massimo guadagno dalla produzione, a danno di manutenzioni, emissioni ambientali (con sforamenti di benzene), l’inchiesta della procura ionica scava in profondità su tasselli cruciali del presunto sistema illecito e contesta anche il disastro ambientale, configurato non come mera sommatoria di superamenti normativi, ma come alterazione irreversibile e continuata dell’ecosistema e della salute pubblica derivante dal sistematico degrado strutturale degli impianti.
Saltano i dirigenti
Nel frattempo in fabbrica scatta la nuova riorganizzazione e a farne le spese è quasi l’80 per cento dei dirigenti a tempo indeterminato, che ha ricevuto lettera di avviso della procedura di licenziamento a causa della riduzione delle attività produttive, dopo il provvedimento di stop all’area a caldo della Corte d’appello di Milano.
La procedura interessa 40 dei 51 dirigenti con contratto a tempo indeterminato, su un totale di 73. Di questi 31 lavorano a Taranto. La revisione della struttura aziendale potrebbe inoltre estendersi ad altre figure professionali. I commissari spiegano che, in coerenza con il nuovo modello organizzativo, sarà necessario intervenire anche sui dirigenti a tempo determinato per adeguare la struttura alle mutate esigenze aziendali.
Gli esuberi riguardano in particolare i dirigenti impegnati nelle attività di supporto tecnico e operativo dell’area a caldo, oltre a determinate posizioni di comando e di staff considerate non più funzionali alla nuova organizzazione. L’azienda ha confermato che lo stop dell’area a caldo ha avuto come conseguenza la revoca degli ordini di materie prime e la dismissione del ciclo integrale di produzione. Acciaierie d’Italia ha già manifestato la disponibilità a valutare programmi di ricollocazione professionale, interventi economici di sostegno e incentivi all’esodo per il personale interessato.
