Prendo spunto dall’articolo pubblicato ieri, su «L’Edicola» a firma di Nicola Mangialardi riguardante l’installazione di un robot chirurgico presso l’ospedale di Scorrano pur in assenza di una unità operativa di urologia. È risaputo che il maggiore utilizzo della robotica è proprio nelle patologie urologiche.
Gli investimenti in alte tecnologie applicate alla sanità sono sempre benvenuti ma non possono sfuggire ad una accurata analisi tra costi e benefici redatta da esperti che ben conoscono la realtà del territorio, le incidenze di patologie soprattutto neoplastiche.
In questi ultimi anni si assiste ad una crescita notevole di robot chirurgici che per avendo tecnologie futuristiche ottime per eseguire interventi complessi, ridurre perdite ematiche e giorni di degenza hanno ancora aspetti che non vanno assolutamente sottovalutati.
Il costo iniziale è molto elevato, così come non sono da poco i costi di manutenzione post garanzia, i costi dei dispositivi medicali monouso. Inoltre, l’utilizzo della robotica richiede una sala operatoria dedicata poiché i tempi rispetto ad una laparoscopia tradizionale sono più lunghi. Da non sottovalutare che la metodica, ripeto innovativa ed interessante, richiede una curva di apprendimento di almeno due o trecento interventi per rendere totalmente sicuro ed autonomo il chirurgo impegnato alla consolle del robot con visione 3D.
Ad ogni modo c’è sempre la mano del chirurgo esperto dietro la chirurgia robotica. Colgo l’occasione per inviare una domanda alle varie direzioni delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere della Regione nonché agli uffici regionali preposti: è stato mai stilato un inventario o un censimento delle apparecchiature ad alto contenuto tecnologico presenti in regione? Mi riferisco alle TAC, alle RMN, ai mammografi, agli ecografi, agli angiografi, agli acceleratori lineari.
Giusto per conoscere gli indicatori di utilizzo, la data di acquisto (se sono obsolete da sostituire o necessitano solo di up-grade, i costi delle manutenzioni e quanto altro per ottimizzare la gestione dei costi). Sono certe che le cifre saranno da capogiro e con il buco della sanità e nuove tasse in arrivo non sarà più possibile indugiare ad allegre gestioni a danno dei contribuenti.
