Chi ha vinto e chi ha perso in queste elezioni amministrative in Puglia? I dati non sono ancora definitivi e per tirare complessivamente le somme bisognerà attendere la tornata dei ballottaggi fra 15 giorni. Tuttavia, già alcune linee possono essere tracciate.
L’affluenza innanzitutto: maggiore, e di molto, rispetto alle precedenti elezioni Regionali, ma le Comunali rappresentano un universo a sè. Il rapporto quasi contiguo fra elettori e candidati porta ad un maggiore trasporto e dunque vanno confrontate con la precedente tornata, rispetto alla quale si conta un calo di 4 punti. Una circostanza che dimostra la lenta e persistente disaffezione al voto, che porta con sè anche un’altra riflessione: il civismo non sembrerebbe più cruciale, come in passato, per determinare le sorti di una consultazione elettorale.
Una lenta riappropriazione del ruolo dei partiti, dei corpi intermedi, sembra farsi avanti utile a definire con chiarezza gli schieramenti. Tanto che persino il movimento del presidente della Regione, Antonio Decaro, «Prossima» che ha fatto la sua prima comparsa in questa tornata amministrativa, si piazza bene, ma non vola attestandosi intorno all’8 nei sei Comuni dove si è misurato.
Le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla mancata spallata al centrodestra, danno anche la misura del fatto che il risultato referendario non si è trasferito automaticamente nelle urne. In Puglia, raccogliendo la suggestione che da quel risultato veniva – e cioè l’ampia partecipazione di giovani – il Pd ha trovato spunto per rinnovare le sue fila proponendo candidati giovani un po’ dovunque. Una scelta che non si è tradotta automaticamente in un risultato positivo. Come a Modugno, ad esempio, dove il Campo Largo si presentava compatto alle spalle di un giovane candidato che ha perso con una civica mista destra/sinistra fatta di amministratori uscenti. Un segnale chiaro che le inchieste della magistratura non incidono per nulla sul risultato elettorale, con buona pace delle denunce di chi parla di magistratura ad orologeria. Da segnalare che il più votato in quel Comune è stato un giovane di 22 anni e che il sindaco dovrà sottostare a 7 pesanti prescrizioni a seguito delle indagini sul voto di scambio.
Secondo i calcoli fatti alla buona dal segretario regionale del Pd, Domenico De Santis, a scrutini ancora aperti il centrosinistra avanza passando da 20 Comuni in cui governava a 26, fra cui Minervino appaltata per 15 anni alla destra e conquistando anche Locorotondo, feudo della stessa coalizione, cui farebbe da contraltare però la possibile sconfitta di Gallipoli, città del capogruppo del Pd alla Regione, Stefano Minerva, che vede in vantaggio Flavio Fasano, ex fedelissimo di Massimo D’Alema (il «deputato di Gallipoli») che ha corso con i colori del centrodestra. Uno schiaffo durissimo se vincesse in una città simbolo come quella.
Onore al merito va alle sindache donne (sempre troppo poche): due vanno al ballottaggio a San Giovanni Rotondo, mentre ce la fanno al primo turno Fiorenza Pascazio a Bitetto e Giovanna Bruno ad Andria – capaci entrambe di tenere unito il Campo largo – con la Bruno che raccoglie quattro volte il risultato del suo competitor nella città più grande al voto e capoluogo di provincia. Perchè un dato che emerge è anche questo: le divisioni, nella maggior parte dei casi, non aiutano (vedi Trani, dove i 5 Stelle hanno corso in solitaria) e i voti camminano sulla capacità dei singoli di creare empatia e buona amministrazione. Anche il vecchio accrocchio di civismo destra/sinistra non paga a Molfetta. A Maglie, feudo della famiglia Fitto, il risultato si giocava in casa fra lo zio del vicepresidente esecutivo della Commissione Ue – sostenuto anche dalla Lega – e il candidato sindaco considerato vicino al parlamentare europeo che l’ha spuntata. Rimandato ai risultati definitivi il redde rationem fra i Fratelli d’Italia, dopo la vicenda cegliese che vede la riconferma del candidato gemmatiano. Per l’analisi definitiva e il risultato finale bisognerà attendere con pazienza altri 15 giorni.
