Il conteggio finale di questa tornata di amministrative in Puglia, al netto dei ballottaggi che si terranno fra 15 giorni, fotografa questa situazione: 27 Comuni al Campo largo (ne aveva 20), 15 al centrodestra (ne aveva 22), 6 alle civiche o pseudo tali (ne avevano 12).
Ballano, appunto, i 6 Comuni ancora al voto ed uno sarà certamente appannaggio delle civiche (Tricase). Ma gli equilibri non dovrebbero cambiare di molto. I numeri non sono un optional in politica. Sono la sostanza da cui partire per l’analisi: il centrosinistra si rafforza, dunque, incamerando Comuni storicamente appaltati alla destra (Locorotondo, Castro, città cara alla sindaca di Lecce). Ben meritati, allora, i complimenti della segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, al segretario regionale Domenico De Santis. Il centrodestra esce di scena in sette amministrazioni, continuando a perdere consensi, anche se strappa Gallipoli al Pd, città simbolo di quell’area politica e Manduria dopo 20 anni.
Ma la riflessione interna non può più essere rimandata. E senza semplificazioni («si perde se in Regione governa un partito di segno opposto»). Tanto che neppure l’aumento dell’Irpef, su cui la destra aveva imbastito la propaganda elettorale o il buco nella sanità, hanno cambiato le intenzioni di voto dell’elettorato.
È arrivato, allora, il momento di affrontare con coraggio le ragioni di una sconfitta che dura da vent’anni e che continua a crescere. Ma dalle urne, viene fuori un altro dato politico interessante: il dimezzamento delle civiche. Sembra, così, tramontare la stagione del civismo puro.
Lontani i numeri a due cifre collezionati nell’era Emiliano, se persino «Prossima», la lista legata al presidente della Regione Decaro, si ferma all’8 per cento. Quelle in campo sono apparse per lo più fondate sul consenso personale di sindaci uscenti o su interessi di scopo. Anche il civismo, allora, dovrà ritrovare le sue ragioni di fondo, senza derive personalistiche o miscugli dietro cui si celano interessi, se vuole sopravvivere alla riscossa dei partiti.
Sempre più si parla di «modello amministrativo», buon governo e civismo insieme. Sembra cominciata una stagione nuova, stiamo a vedere gli effetti. E, soprattutto, se dureranno.
