C’è qualcosa di inquietante nell’immagine di Bari che si prepara a difendere le proprie vetrine dai suoi ragazzi. Alcuni hanno quindici anni. E nelle chat, secondo gli investigatori, si parlava di saccheggi, incendi e assalti ai negozi. Se confermate, nessun disagio potrà giustificarle. Bene ha fatto la polizia a intervenire in tempo.
Ma sarebbe un errore trasformare sei giovani sottoposti ad accertamenti nel ritratto di un’intera generazione. Troppo facile liquidare tutto con la parola «maranza» e sospettare di chi scende in piazza.
Abbiamo parlato con un ragazzo che era nella chat Telegram. Dice di volere soltanto giustizia e di rifiutare la violenza. Eppure, quando gli chiediamo perché abbia scritto «bravo» a chi proponeva di spaccare tutto, non sa spiegarsi davvero. È un dettaglio che pesa: anche dietro uno schermo le parole possono incoraggiare gesti pericolosi.
Nessuna indulgenza, dunque. Chi vuole manifestare pacificamente deve essere il primo a isolare chi minaccia e distrugge. E chi governa non può accontentarsi di dividere i giovani tra buoni e cattivi.
I commercianti hanno diritto a lavorare senza paura. I ragazzi hanno diritto a protestare senza essere confusi con i violenti. Difendere entrambi questi diritti è il compito delle istituzioni.
Oggi bisogna impedire che si rompano le vetrine. Da domani, però, dovremo occuparci anche di ciò che si è rotto tra noi e i nostri figli. Quello non si ripara con un vetro nuovo.
