Bolzano non sarà Catanzaro. Lo sanno bene mister Longo e i suoi giocatori che stasera in Alto Adige si giocano un’intera stagione in 90 minuti. Allo stadio “Druso” sarà partita vera del “qui ed ora”, senza sconti e senza risparmio di giocatori ed energie da parte dell’avversario.
Più delle scelte di uomini e moduli conterà l’atteggiamento in campo della squadra. Non è più tempo di stucchevoli e improduttivi “valzer” (un Bari lento, compassato e perdente) che devono necessariamente lasciare il posto a un gioco a passo di “samba”, veloce, concreto e con tanta cattiveria agonistica.
Per una sera bisognerà mettersi alle spalle il campionato disastroso, annientarne anche il ricordo per disputare la partita della vita gettando il cuore in campo. Rao su tutti, ma anche Moncini, Piscopo e pochi altri, non possono fare la differenza se attorno a loro hanno il nullo cosmico.
Ripetere il copione della partita dell’andata al “San Nicola” sarebbe un suicidio. Dal primo secondo di gara al triplice fischio finale dell’arbitro La Penna (per uno scherzo del destino, lo stesso della finale playout di due anni fa con la Ternana) il Bari dovrà fare quello che si chiede a qualsiasi formazione di calcio: correre, contrastare il Sudtirol sin da centrocampo per tenerlo lontano dalla porta di Cerofolini ma, soprattutto, costruire gioco e azioni da gol. Perché non c’è alternativa alla vittoria se vuole conservare la categoria. Dunque, servirà gonfiare almeno una volta la rete avversaria, mantenendo inviolata la propria.
Un dubbio, però, assale tanti tifosi: può una delle squadre più disastrose nella storia centenaria del Bari, diventare di colpo una corazzata ed espugnare il “Druso” di Bolzano? Non ci resta che affidarci all’imponderabile.
