Home » Diritto & Economia » Regole, controlli e fiducia: il prezzo del mangiar sano richiede responsabilità

Regole, controlli e fiducia: il prezzo del mangiar sano richiede responsabilità

Regole, controlli e fiducia: il prezzo del mangiar sano richiede responsabilità

Dalle cozze del golfo di Napoli, finite sotto sequestro per un focolaio di epatite A, arriva una lezione che riguarda tutto il Mezzogiorno. Dietro il divieto di raccolta e le pescherie controllate dai Nas c’è infatti l’intera architettura della sicurezza alimentare europea, quella che ogni giorno, in silenzio, accompagna il cibo dal mare alla tavola.

I principi di fondo sono scritti nel Regolamento (CE) 178/2002, la cosiddetta General Food Law. Il Reg. 178, vieta di immettere sul mercato alimenti pericolosi (art. 14) e fonda l’intero sistema sull’analisi del rischio e sul principio di precauzione (art. 7): quando un pericolo è anche solo ragionevolmente sospettato, le autorità possono intervenire senza attendere la certezza scientifica. La sicurezza alimentare, dunque, non è un’aspirazione, ma un obbligo di legge.

Su questa base, tre sono le direttrici di analisi. Da un lato la responsabilità dell’operatore del settore alimentare (c.d. OSA), tenuto a garantire la sicurezza dei propri prodotti, ad assicurarne la rintracciabilità (art. 18) e a ritirarli o richiamarli in caso di rischio. Dall’altro i controlli ufficiali, oggi disciplinati dal Regolamento (UE) 2017/625, che impegnano le Asl e le altre autorità competenti a vigilare su ogni anello della filiera, con regole d’igiene rigorose (Reg. (CE) 852/2004 e 853/2004). Da ultimo, vi è la tutela del consumatore: il diritto a un’informazione corretta, garantito dalle previsioni normative in tema di etichettatura (Reg. (UE) 1169/2011) consente scelte sempre più consapevoli, mentre il Codice del consumo (d.lgs. 206/2005) consente il risarcimento del danno da prodotto difettoso. La sicurezza, insomma, non si esaurisce al banco di vendita: accompagna l’alimento fino a chi lo porta in tavola.

È ciò che è accaduto in Campania, dove le Asl, l’Istituto Zooprofilattico e l’Arpa hanno bloccato la raccolta nelle aree positive al virus, riaprendole solo dopo una serie di campionamenti negativi consecutivi. I molluschi bivalvi vivi, del resto, seguono regole d’igiene severissime e una classificazione delle zone di produzione che ne condiziona la commercializzazione.

C’è però un ulteriore risvolto della vicenda. La crisi ha lasciato ingenti danni economici all’intero settore campano ma anche pugliese, travolto non solo dal virus ma anche dalla diffidenza che ha colpito tutto il pescato locale, compreso quello sano e certificato. È la prova che la fiducia è un patrimonio economico: si costruisce con controlli rigorosi e si difende con un’informazione veritiera, evitando allarmismi che finiscono per punire i produttori onesti.

Una riflessione che ci tocca da vicino. La sicurezza alimentare non è dunque un cavillo per addetti ai lavori, ma la garanzia che tutela, insieme, la salute di chi mangia e il lavoro di chi produce.