Da circa un anno era affetta da una forma di leucemia ed era sottoposta a un trattamento innovativo Tiziana Maniscalco, la 50enne di Lizzano morta ieri sera nell’ospedale Moscati di Taranto, durante un’infusione ematica.
Secondo una prima ricostruzione, il materiale biologico, sottoposto a manipolazione genetica e proveniente da Amsterdam, le è stato somministrato nel corso della procedura.
Durante la somministrazione la donna avrebbe accusato un malore improvviso, culminato in un arresto cardiocircolatorio che non le ha dato scampo.
Sarà l’esame autoptico a fornire elementi utili per accertare eventuali responsabilità e le cause del decesso.
La vicenda ha suscitato forte commozione nella comunità di Lizzano. La donna lascia il marito e due figli. I familiari hanno affidato la tutela dei propri interessi legali all’avvocato Dario Iaia.
Le precisazioni dell’Asl Taranto
In una nota, l’Asl Taranto precisa che, «al momento del malore, la paziente non era sottoposta a trasfusione di emocomponenti, bensì era in corso un’infusione di linfociti autologhi, quindi della paziente stessa, modificati per incrementarne l’azione anti-tumorale. Si tratta – si legge – del trattamento CAR-T, una possibilità di cura per pazienti con patologie oncoematologiche (leucemia, linfoma, mieloma) che sono andati incontro a ricaduta dopo una o più terapie convenzionali».
Le CAR-T, prosegue l’Asl Taranto, «richiedono una complessa preparazione che ha inizio con il prelievo di linfociti del paziente, poi separati dal resto degli elementi del sangue attraverso una procedura chiamata aferesi. Anche in questo caso, questo procedimento è avvenuto, a fine gennaio, ovvero poche settimane prima del trattamento, presso l’Unità di Aferesi del Servizio trasfusionale di Taranto. I linfociti così raccolti sono stati ritirati e trasportati dall’azienda specializzata che ha effettuato una lunga serie di valutazioni qualitative e quantitative a seguito delle quali ha ritenuto il materiale idoneo al trattamento successivo. In laboratorio, seguendo rigidi protocolli, è stato effettuato un processo detto di “ingegnerizzazione” attraverso il quale è stato inserito nei linfociti il recettore CAR (Chimeric Antigenico Receptor) capace di riconoscere le cellule tumorali. Secondo le normali e consolidate procedure, e con l’osservanza di tutte le regole previste, i linfociti CAR-T sono stati poi reinfusi nella paziente ricoverata, proprio per l’effettuazione della terapia, presso la struttura di Ematologia dell’ospedale Moscati».
A pochi minuti dall’avvio dell’infusione, «la paziente ha presentato un lieve malore e il trattamento è stato immediatamente sospeso. È seguito un arresto cardiocircolatorio, le tempestive procedure rianimatorie hanno consentito la ripresa del ritmo cardiaco; la paziente, in coma, è stata ricoverata in Rianimazione, dove è deceduta il giorno successivo. Il decesso non è stato conseguenza di errata trasfusione, ma una imprevedibile complicanza di una procedura correttamente eseguita», conclude l’Asl Taranto.










