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Valter Lavitola parla dal carcere di Rebibbia: «Pentito per aver inguaiato mio fratello Ranucci»

Il legale Arturo Cola incontra l’assistito prima del Riesame: escluso l’accordo preventivo sull’attentato al conduttore di Report

Valter Lavitola parla dal carcere di Rebibbia: «Pentito per aver inguaiato mio fratello Ranucci»
(Foto Ansa)

L’avvocato Arturo Cola, in vista dell’udienza del Riesame, ha riferito che Valter Lavitola, interrogato nel carcere romano di Rebibbia, si dice pentito di aver messo in pericolo il «fratello» Sigfrido Ranucci e Gomes. «Lavitola vive una condizione psicologica certamente non facile, perché per una scelta autonoma, ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio e un fratello: è pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene» ha affermato il legale al termine del colloquio durato quasi tre ore.

Prima di entrare nel penitenziario per incontrare il proprio assistito, l’avvocato ha spiegato alla stampa la necessità di verificare se integrare la confessione del 12 agosto attraverso dichiarazioni spontanee: «Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse, ma semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito». Secondo la tesi difensiva, Lavitola aveva avvisato il giornalista di Report dei rischi di possibili attentati già nel corso di un incontro avvenuto il 7 settembre, ben un mese e mezzo prima dell’episodio del 16 ottobre. «A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato» ha concluso il legale.