L’autopsia sul corpo di Stefania Rago, la 46enne di Foggia uccisa la sera del 23 aprile nella sua abitazione di via Gaetano Salvini dal marito Antonio Fortebraccio, dovrebbe essere eseguita giovedì prossimo, 30 aprile, quando sarà conferito l’incarico.
L’uomo, guardia giurata di 48 anni, ha sparato contro la moglie quattro colpi di pistola che hanno raggiunto la donna in varie zone vitali, uccidendola. È in carcere con l’accusa di femminicidio.
Secondo l’accusa formulata dal pubblico ministero Antonio Franzese l’uomo avrebbe ucciso perché la donna aveva chiesto la separazione e lo aveva fatto convocare dal proprio avvocato.
Anche il padre della donna, Giuseppe Rago, aveva sottolineato, il giorno seguente il delitto della figlia, «che la stessa voleva separarsi e che lo aveva comunicato a noi genitori e al marito».
Il delitto è avvenuto intorno alle 21 ed è stato preceduto da un violento litigio avvertito da alcuni vicini di casa.
La coppia lascia due figli Jessica di 27 anni e Michael 23 anni, assistiti dall’avvocato Michele Sodrio. Oltre ai figli, tra le parti offese, figurano anche i genitori, il fratello e la sorella della donna.
L’avvocato dei figli: «La vita di Stefania piena di violenze»
«Quello che appare chiaro, dopo aver parlato con i figli e con i genitori sconvolti e sotto choc dal dolore e dal terrore di quello che è accaduto, è che la vita matrimoniale di Stefania è stata caratterizzata dalle violenze del marito. E soprattutto negli ultimi anni da una gelosia ossessiva che ha reso praticamente impossibile la vita a Stefania, tanto che lei poi aveva deciso di chiedere la separazione», ha detto l’avvocato Michele Sodrio che assiste i due figli di Stefania Rago.
«Abbiamo ricevuto avviso della fissazione dell’autopsia per giovedì prossimo sul corpo della povera Stefania Rago – aggiunge l’avvocato – e dall’avviso abbiamo appreso che viene contestato il nuovo delitto di femminicidio che prevede la pena base dell’ergastolo. Sono questioni delle quali si discuterà in sede processuale».
L’avvocato sottolinea che «si accerteranno tutte queste circostanze ma pare chiara ed incontestabile la correttezza della contestazione del femminicidio, perché siamo di fronte ancora una volta al maschio che vuole esercitare una sorta di diritto di proprietà patologico sulla propria moglie e compagna, e per questo motivo arriva a uccidere».










