Ancora tensione e paura tra le corsie dell’ospedale «Antonio Perrino». Un infermiere del Centro Ustioni è stato aggredito e minacciato di morte nella serata di venerdì 4 settembre, al termine di una situazione rapidamente degenerata all’interno del reparto. Per riportare la calma è stato necessario l’intervento delle guardie giurate in servizio nel nosocomio e, successivamente, delle pattuglie della Polizia di Stato.
L’episodio ha avuto origine dopo l’arrivo in reparto di un uomo proveniente dal Pronto Soccorso. Il paziente doveva essere sottoposto alle cure necessarie a seguito di un incidente domestico che gli aveva provocato un’ustione a un braccio. Durante l’accoglienza da parte del personale sanitario, però, il suo comportamento sarebbe improvvisamente cambiato. In pochi minuti la situazione è diventata particolarmente critica.
L’uomo avrebbe iniziato a insultare pesantemente gli operatori, per poi rivolgere minacce di morte a uno degli infermieri presenti. Dalle parole si sarebbe quindi passati ai fatti, con l’aggressione fisica ai danni del sanitario.
L’intervento degli agenti
La presenza delle guardie giurate si è rivelata fondamentale per contenere la situazione e impedire che l’episodio potesse avere conseguenze ancora più gravi. Poco dopo sono intervenuti anche gli agenti della Polizia di Stato, chiamati a gestire la situazione e a ricostruire quanto accaduto.
Al termine dell’aggressione, l’infermiere coinvolto ha dovuto fare ricorso alle cure dei colleghi del Pronto Soccorso che hanno accertato e refertato i traumi riportati durante l’attacco. L’episodio torna così a porre l’attenzione sulla sicurezza degli operatori sanitari, alle prese quotidianamente con situazioni che possono trasformarsi in episodi di violenza.
Il personale ospedaliero, impegnato nell’assistenza ai pazienti, si trova infatti sempre più spesso a dover fronteggiare momenti di forte tensione, con il rischio che insulti e minacce sfocino in vere e proprie aggressioni. Quanto accaduto al Centro Ustioni dell’ospedale «Perrino» rappresenta dunque un ulteriore campanello d’allarme.
