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Brindisi, procede il progetto Eni-Seri per la Gigafactory ma Stefanazzi chiede interventi urgenti

Brindisi vive una fase cruciale della propria storia industriale, sospesa tra il rischio di perdere un asset strategico e la prospettiva di una nuova vocazione produttiva legata alla transizione energetica. La storia del Petrolchimico Al centro del dibattito c’è il Petrolchimico, avviato negli anni Sessanta e per oltre mezzo secolo punto di riferimento della chimica…
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Brindisi vive una fase cruciale della propria storia industriale, sospesa tra il rischio di perdere un asset strategico e la prospettiva di una nuova vocazione produttiva legata alla transizione energetica.

La storia del Petrolchimico

Al centro del dibattito c’è il Petrolchimico, avviato negli anni Sessanta e per oltre mezzo secolo punto di riferimento della chimica italiana. Cuore dell’impianto è lo steam-cracker realizzato nel 1993 con tecnologia Technip, tra i più moderni in Europa, che alimenta la produzione integrata di polietilene, polipropilene e butadiene all’interno di un sistema infrastrutturale completo di collegamenti ferroviari, portuali ed energetici.

Con un’interrogazione parlamentare rivolta ai Ministeri delle Imprese e dell’Economia, il deputato del Pd Claudio Stefanazzi ha chiesto quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere «per evitare che l’attuale stato di conservazione dello stabilimento evolva in uno stato di deperimento irreversibile, con perdita definitiva dell’asset industriale». Il parlamentare sottolinea come la chiusura del cracker comporterebbe «la progressiva fermata dell’intero sito», con la perdita di oltre 1.500 posti di lavoro tra diretti e indotto, l’interruzione di forniture strategiche – tra cui gas medicali per il Centro-Sud – e la scomparsa dell’unico polo nazionale integrato per alcune produzioni plastiche.

Stefanazzi evidenzia che l’impianto «non può essere considerato obsoleto», essendo stato costruito nel 1993 e avendo «un valore a nuovo stimato in circa un miliardo di euro».

Per questo chiede di valutare anche «il coinvolgimento di soggetti pubblici o partecipazioni statali» e di promuovere «un percorso finalizzato alla cessione dello stabilimento a un operatore industriale o a un fondo internazionale interessato al rilancio produttivo», richiamando modelli europei come il “Project One” di Anversa.

La riconversione

Parallelamente, però, sul territorio prende forma un altro scenario. Procede infatti il progetto avviato nel 2024 da Seri Industrial con Eni per la riconversione industriale del sito di Brindisi, in sinergia con la Gigafactory di Teverola. Secondo quanto riportato, l’investimento campano procede secondo programma, con circa 200 milioni già spesi e produzione prevista entro il 2027.

A Brindisi saranno concentrate la produzione della materia attiva catodica – il litio-ferro-fosfato – e l’assemblaggio di batterie in sistemi Bess per l’accumulo energetico. «Non produrremo batterie al litio per automobili – ha chiarito Marco Civitillo, consigliere delegato di Seri – ma celle e sistemi per applicazioni storage e mobilità elettrica industriale e commerciale. Un mercato resiliente, in costante crescita e che richiede prodotti made in Ue».

Due traiettorie che si incrociano: da una parte la difesa della chimica di base, dall’altra la costruzione di una filiera legata alle tecnologie energetiche avanzate.

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