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Braccianti «fantasma», in venti a processo a Brindisi

Braccianti «fantasma», in venti a processo a Brindisi

Un meccanismo illegale collaudato che continuava a drenare preziose risorse pubbliche dalle casse dello Stato, sfruttando sistematicamente le maglie delle tutele assistenziali per il lavoro agricolo e persino i fondi d’emergenza stanziati nel periodo più buio della pandemia. L’ennesimo raggiro ai danni dell’Inps è stato svelato da una complessa e meticolosa indagine condotta in sinergia tra i militari della Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica di Brindisi. L’inchiesta si è chiusa con un bilancio pesante davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale messapico, Nicola Lariccia: venti persone sono state ufficialmente rinviate a giudizio e altre tre hanno concordato un patteggiamento.

Il modus operandi fraudolento emerso dalle carte dell’inchiesta ricalca un cliché purtroppo già noto alle cronache giudiziarie del territorio. Al centro dell’intreccio societario c’era un’impresa agricola con sede operativa proprio nel capoluogo adriatico. Secondo l’impianto accusatorio, la ditta denunciava all’istituto previdenziale un monte ore e un numero di giornate lavorative mai effettivamente prestate dai braccianti nei campi. Grazie a questa documentazione fittizia, i lavoratori compiacenti potevano presentare domanda per l’indennità di disoccupazione agricola, incassando somme nettamente «gonfiate».

I capi di imputazione

I reati contestati dal sostituto procuratore Francesco Carluccio, titolare del fascicolo, coprono un arco temporale che va dal 2020 al 2022. Nei settanta capi d’imputazione complessivi, che ipotizzano a vario titolo il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, figurano anche le indennità straordinarie Covid, introdotte dal governo per sostenere i lavoratori durante i mesi del confinamento. Il danno economico complessivo calcolato dagli inquirenti per questa specifica tranche si aggira intorno ai 6.500 euro, con singole truffe che oscillavano mediamente tra i mille e i 2.500 euro a seconda del pacchetto di giornate «fantasma» caricate sui terminali dell’ente.