«La droga non può diventare il destino di questa città», un riferimento allo spaccio e al consumo della «polvere bianca», la cocaina, gestita dalla criminalità che adesca i giovani del territorio, che sta facendo scalpore perché emerso nel discorso alla città del parroco di San Ferdinando Re, don Mimmo Marrone. Domenica scorsa, al termine della processione, don Mimmo si rivolge ai sanferdinandesi con delle provocazioni e un invito alla riflessione: «Abbiamo accompagnato il santo patrono tra le nostre strade ma ora tornate a casa e chiedetevi: che città vogliamo essere?».
Presenti, tra le autorità, il presidente del Consiglio comunale Todisco in rappresentanza del sindaco Michele Lamacchia, l’assessora Daniela Rondinone e il consigliere Ferrante in settimana protagonista di una polemica con parte dell’opposizione. San Ferdinando di Puglia è in attesa dell’esito degli accertamenti di eventuali «forme di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare» sugli atti prodotti dal Comune dal 2021 ad oggi.
Una valutazione amministrativa disposta dal Prefetto della provincia Bat su delega del Ministro dell’Interno. «Una verifica non è una condanna ma dovremmo vivere questo momento come uno specchio per la comunità, una comunità sana non teme le domande, teme il silenzio e risposte già preparate», dice don Mimmo.
La «polvere»
La denuncia del parroco non è politica né amministrativa ma si insinua tra le strade di San Ferdinando nelle quali si consumerebbero i chilometri di quanti la percorrono per trasportare, consumare, la «polvere» che distrugge le famiglie. «I ragazzi attraversano la città come se ne conoscessero ogni fessura, ogni nascondiglio, ma sembra conosciate troppo poco gli orizzonti della vostra vita. Non siete nati per arricchire chi, restando nell’ombra, costruisce la propria fortuna sulla vostra fragilità. Non siete randagi, avete un nome, un volto, una madre, una storia. Nessuno ha il diritto di rubare il vostro futuro», tuona il parroco.
E ancora un’invettiva contro chi permette alla criminalità di pulire il denaro proveniente da attività illecite: «Si può cambiare forma al denaro ma non sempre si riesce a cambiarne la storia, il pericolo è questo: che una ricchezza nata dalla distruzione possa presentarsi un domani come successo, capacità imprenditoriale, potere economico. Questa città deve avere il coraggio di chiedersi quanto denaro circola e dove vi siano le ragioni per farlo e nelle sedi competenti, da dove viene e attraverso quali mani è passato. Se una città non si interroga, mentre qualcuno pulisce il denaro, quel denaro sporca l’anima della città e questo può ridurre in polvere i sogni dei nostri giovani. Se una città perde i suoi giovani ha perso il proprio futuro». Don Mimmo, autore del blog Oltrelascorza, fa poi riferimento anche agli assalti ai bancomat che dall’inizio dell’anno stanno mettendo sotto stress l’intero territorio pugliese e i cui disagi per comunità più piccole come quelle di San Ferdinando, Trinitapoli o Margherita di Savoia, possono diventare seri ostacoli nel quotidiano: «Sono episodi che si susseguono e che generano inquietudine ma non possiamo abituarci. Non possiamo trasformare l’indignazione in una reazione di ventiquattr’ore e poi tornare alla nostra indifferenza».
