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Presunte tangenti per la discarica Cobema, la Provincia Bat ammessa come parte civile

L’ente punta al riconoscimento dei danni patrimoniali e non che ritiene conseguenza dei reati contestati agli imputati

Presunte tangenti per la discarica Cobema, la Provincia Bat ammessa come parte civile

Nuovo passaggio giudiziario nell’inchiesta sulle presunte irregolarità e sui presunti episodi corruttivi legati ad alcuni affidamenti della Provincia BAT. Nell’udienza celebrata ieri davanti al Gup del Tribunale di Bari, il procedimento relativo a uno stralcio del più ampio fascicolo è stato rinviato al 16 novembre prossimo.

Una decisione che arriva dopo un’udienza segnata anche da un passaggio rilevante sul fronte delle parti civili: il giudice ha ritenuto ammissibile la costituzione della Provincia BAT nei confronti delle persone fisiche imputate. L’ente, rappresentato dall’avvocato Antonio Lascala, chiede di essere riconosciuto parte civile per i danni che ritiene di aver subito in relazione alle condotte contestate dalla Procura di Bari.

Nel mirino figurano l’ingegnere Gianluca Intini, amministratore delegato, socio e responsabile tecnico della società T&A Tecnologia & Ambiente, e l’ingegner Antonello Lattarulo, già incaricato del supporto tecnico al responsabile unico del procedimento per la Provincia.

Secondo l’impostazione accusatoria riportata nella richiesta di rinvio a giudizio, per entrambi viene contestata, in concorso con funzionari pubblici per i quali si è proceduto separatamente, una presunta frode nell’esecuzione di una pubblica fornitura relativa alle attività preliminari e progettuali riguardanti la discarica CO.BE.MA. di contrada Tufarelle, a Canosa di Puglia. L’incarico, affidato nel dicembre 2017 per un importo di 45.140 euro, avrebbe riguardato, tra l’altro, indagini sullo stato dell’impianto e sulle matrici ambientali.

La Procura sostiene che sarebbero state omesse alcune attività, tra cui la caratterizzazione del suolo e del sottosuolo, quella del percolato e la verifica della tenuta dell’invaso. Contestata anche la truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, che, secondo l’accusa, sarebbe stata realizzata attraverso relazioni tecniche e attestazioni ritenute non veritiere, con un conseguente vantaggio economico per la società e un danno per la Provincia. A Lattarulo viene inoltre attribuita un’ipotesi di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.