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La sanità pugliese è in rosso per il secondo anno: 600 milioni di sbilancio

Una cifra pesantissima, emersa dal vertice riservato convocato in via Gentile dall’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia, con i direttori generali di Asl e aziende ospedaliere

La sanità pugliese è in rosso per il secondo anno: 600 milioni di sbilancio

La sanità pugliese rischia di chiudere in rosso per il secondo anno consecutivo. E questa volta, dopo aver già utilizzato la leva fiscale per coprire il deficit del 2025, trovare le risorse potrebbe diventare ancora più difficile. A far scattare l’allarme è uno sbilanciamento provvisorio dei conti 2026 che supera i 600 milioni di euro. Una cifra pesantissima, emersa dal vertice riservato convocato in via Gentile dall’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia, con i direttori generali di Asl e aziende ospedaliere.

Un confronto arrivato all’indomani del via libera al piano straordinario da oltre mille assunzioni e che riporta immediatamente la partita della sanità dal terreno degli organici a quello, assai più scivoloso, della sostenibilità finanziaria. A far lievitare i conti sono soprattutto gli extracosti accumulati dal sistema sanitario: energia e carburanti, inflazione, rinnovi contrattuali e nuove assunzioni di personale, ai quali si aggiunge la crescita della spesa farmaceutica.

I 600 milioni rappresentano però lo sbilanciamento lordo stimato, cioè la distanza iniziale tra costi e risorse disponibili, e non il deficit con cui la sanità pugliese chiuderà necessariamente l’anno. Il problema, del resto, non riguarda soltanto la Puglia. Il ministero della Salute ha stimato per il 2026 un fabbisogno aggiuntivo delle sanità regionali vicino ai nove miliardi di euro.

Una voragine nazionale sulla quale si è aperto il braccio di ferro con il Governo: le Regioni hanno chiesto sei miliardi aggiuntivi, mentre il ministro Orazio Schillaci punta a ottenerne cinque. Ed è proprio qui che si gioca la differenza tra le cifre. Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, aveva preannunciato per la Puglia 400 milioni di euro in più nel 2026. Ma, secondo i calcoli effettuati finora, l’aumento delle risorse effettivamente disponibile si fermerebbe attorno ai 170 milioni. Significa che quei 170 milioni andrebbero sottratti allo sbilanciamento iniziale superiore ai 600 milioni: la scopertura potenziale residua resterebbe così sopra quota 400 milioni. Dunque, i due “400 milioni” non sono la stessa cifra: i primi sono le maggiori risorse annunciate per la Puglia; i secondi rappresentano invece il possibile buco che rimarrebbe da coprire se l’incremento effettivo si fermasse a 170 milioni.

Un conto che arriverebbe dopo quello, già salatissimo, del 2025. Il sistema sanitario regionale ha chiuso lo scorso anno con un disavanzo consolidato di circa 349 milioni, costringendo la Regione a mettere mano alle coperture e soprattutto alla leva fiscale, con l’aumento dell’addizionale Irpef. Ora il rischio politico è quello di ritrovarsi, dodici mesi dopo, davanti allo stesso bivio ma con margini ancora più stretti. Senza un consistente aumento del Fondo sanitario nazionale, la Regione dovrà recuperare risorse, comprimere la spesa oppure mantenere una pressione fiscale elevata. E sullo sfondo torna lo spettro più temuto: razionalizzazioni, accorpamenti e tagli a ospedali, reparti e posti letto. È qui che la partita dei numeri diventa politica. Perché la Giunta Decaro deve contemporaneamente assumere personale per coprire gli organici, ridurre le liste d’attesa e tenere sotto controllo una spesa sanitaria che continua a correre. Una coperta sempre più corta: se Roma non allargherà i cordoni della borsa, il prossimo conto rischia di arrivare ancora una volta ai pugliesi, attraverso le tasse o attraverso i servizi.